Pagliani: «La sconfitta? Colpa di Filippi»

Il candidato di Forza Italia bacchetta il collega di partito e si consola con il suo successo personale

REGGIO EMILIA. Mentre Forza Italia si lecca le ferite dopo la batosta elettorale del 23 novembre, c'è chi, al suo interno, si consola con le preferenze ottenute. E' Giuseppe Pagliani, che ne ha raccolte 2.634, un numero del tutto insufficiente per sedere su uno dei due miseri seggi conquistati nel consiglio regionale, ma significativo di una larga fiducia verso la sua persona. «Si tratta - sottolinea il candidato - della più alta concentrazione di preferenze espresse in proporzione ai voti di lista, prendendo in considerazione utti i partiti in competizione». In effetti quasi un elettore di Forza Italia su tre ha indicato il suo nome, mentre soltanto un elettore del Pd ogni 7,7 ha scelto Andrea Rossi, il più votato. «Lo considero - commenta Pagliani - un successo personale che premia il mio impegno amministrativo nel consiglio comunale di Reggio e in quello provinciale». Non manca una postilla dal sapore renziano: «Il record di preferenze personali ha smentito palesemente certi profeti di sventura, gufi e rosiconi, che puntavano allo sfascio del tanto peggio tanto meglio». La sconfitta del partito, invece, Pagliani la attribuisce alla «fase critica» che la compagine berlusconiana sta attraversando e alle «inchieste che riguardano i consiglieri uscenti».

E' una stoccata a Fabio Filippi che, coinvolto nell'indagine sulle spese irregolari, aveva protestato aspramente per la sua mancata ricandidatura: «I nostri elettori si orientano meno in base all'ideologia che della stima personale. Se un loro rappresentante li delude, il partito ne risente in maniera pesante. Per giunta Filippi ha contribuito al nostro magro risultato anche con le sue dichiarazioni a favore della Lega Nord». Gianluca Nicolini, il coordinatore provinciale di Forza Italia subentrato in luglio allo stesso Filippi, rincara la dose: «Filippi è ancora iscritto, malgrado la sua campagna contro il partito. Attualmente non c'è alcun organo dirigente che lo possa cacciare, al di fuori di Berlusconi. Tuttavia in futuro daremo spazio soltanto a chi vuole lavorare all'interno per rifondare Forza Italia, non per chi fa solo delle polemiche». Il fiasco elettorale, a suo avviso, viene da lontano: «E' una lunga guerra per bande - dice - che ha portato a questa situazione. Quando sono arrivato c'erano soltanto cinquanta tessere. Ora ne abbiamo molte di più. Pur operando volontariamente, senza percepire un euro e sottraendo tempo alla mia professione di architetto, sono fortemente impegnato a voltare pagina. Dobbiamo ripartire dalle idee e dai programmi, mettendo al bando i personalismi». Il ruolino di marcia esiste già. In questo week end sono previsti banchetti contro la tassazione sulla casa e sulle imprese. La settimana prossima gli iscritti si riuniranno per analizzare i risultati elettorali nella sede di via Roma pagata ora da Pagliani. Da gennaio a marzo si terranno i congressi comunali in preparazione del congresso provinciale, che si dovrebbe svolgere entro giugno. «Contiamo molto - commenta Pagliani - sulla ridiscesa in campo di Berlusconi, quando in febbraio avrà riacquistato la piena libertà di movimento. Possiamo superare la concorrenza della Lega Nord, che non fa altro che portare avanti con più determinazione le battaglie che noi conduciamo da tempo. Diciassette anni fa eravamo io e Marco Eboli che andavamo davanti ai campi nomadi».

Luciano Salsi