Genovese perde il lavoro per il sex toy

Il consigliere, ora disoccupato, comunica le dimissioni: «Sono distrutto». Moriconi valuta querele contro gli insulti sui social

REGGIO EMILIA. «Da oggi sono disoccupato, dovrò cercare un nuovo lavoro. Nell’azienda di trasporti dove lavoravo non era possibile andare avanti, troppo imbarazzo per la storia del sex toy. Abbiamo convenuto di interrompere i rapporti». Senza più lavoro. Con le dimissioni da consigliere a Scandiano portate sul tavolo della maggioranza. Proprio mentre Rita Moriconi annuncia querele verso chi l’ha diffamata sui social, Rosario Genovese si dice distrutto. L’oggetto non è stato ancora identificato. Ma lo scontrino del sex toy entrato due volte a far parte dei rimborsi dell’Assemblea legislativa continua a seminare vittime. Un rimborso dell’inchiesta sulle spese pazze per due giorni attribuito erroneamente alla consigliera Rita Moriconi, che ha sempre negato il coinvolgimento nell’acquisto, prima del colpo di scena: la confessione del suo ex collaboratore, che ha ammesso le proprie responsabilità, parlando di un errore involontario.

«Quanto affermato da Genovese conferma ciò che in questi giorni ho sempre sostenuto, ossia di non avere mai visto gli scontrini contestatimi e quindi di non averne mai chiesto il rimborso – afferma Moriconi – Confido nel lavoro della magistratura, che auspico in tempi brevi potrà chiarire la mia posizione». Due giorni d’inferno per Moriconi, che aveva già annunciato querele contro ignoti. «Gli ignoti ora sono diventati», dice, aggiungendo che valuterà azioni legali sulle maldicenze apparse sui social: «Non querelerò duecento persone, ma se trovo qualcosa che reputo eccessivo, a tempo debito, mi tutelerò. Quel che è successo lascia aperte delle profonde ferite».

Ieri sera, intanto, Genovese ha portato sul tavolo le sue dimissioni dal consiglio a Scandiano: «Ho commesso l’errore involontario di mescolare nel mucchio uno scontrino che non c’entrava nulla: un oggetto acquistato con il mio bancomat per uno scherzo. Non è un vibratore. Non ricordo. Forse delle palline, un frustino, delle manette. Non una cosa sola, più cose. È stato un errore che spero di spiegare presto alla Procura. Mi è crollato il mondo addosso. Ho troppo rispetto per le istituzioni: non voglio che la mia presenza crei imbarazzi. È il motivo per cui ho confessato».