«Azzereremo i fondi ai gruppi regionali»

Stefano Bonaccini, candidato del centrosinistra, ieri a Reggio: «Dobbiamo dare l’idea di sobrietà. E basta auto blu»

REGGIO EMILIA. «I fondi dei gruppi regionali? Abbiamo già fatto tanto, ma io sono per azzerarli completamente. Dobbiamo dare l’idea di sobrietà. Con me di auto blu ne vedrete molto poche». Per lui la Procura di Bologna ha già chiesto l’archiviazione. Ma, dalle primarie fino al giorno delle elezioni, è sempre l’inchiesta sulle spese pazze ciò che sta più monopolizzando l’attenzione pubblica, per una tornata elettorale ad alto rischio astensionismo. Un’eventualità quest’ultima che sembra non distrarre troppo Stefano Bonaccini, candidato alla presidenza della Regione per la coalizione del centrosinistra, impegnato ieri nel Reggiano nel suo tour elettorale in camper. «Quando una Regione è andata al voto da sola, come ad esempio in Friuli, l’affluenza è stata del 50% – afferma – In quel caso, veniva percepita una maggiore competitività fra candidati che qui manca, dal momento che molti pensano che abbiamo già vinto. Noi eravamo abituati a votare con le altre Regioni. E se le elezioni ci fossero state la prossima primavera sarebbe stato diverso. L’inchiesta di Bologna? Io non leggo nessun complotto: la magistratura ha il dovere, non solo il diritto, di indagare su chiunque ricopra funzioni pubbliche. Tocca poi a coloro che sono indagati, come ho fatto io, dare i chiarimenti necessari».

Bonaccini, così però sembra fare il gioco dei suoi avversari. Voteremo il 23 novembre per le dimissioni di Errani...

«Voglio ricordare che Errani si è dimesso volontariamente: un gesto politico che si vede molto poco. Non era costretto».

Uno dei cavalli di battaglia dei suoi avversari però è proprio considerarla il suo successore. Lei come si pone?

«Se si è riformisti, bisogna cambiare ogni giorno ciò che hai trovato il giorno prima. L’importante è non buttare via il bimbo con l’acqua sporca. Noi siamo una Regione tra le più avanzate d’Europa. Quando dici “vivo in Emilia”, tutti pensano ad una regione dove si vive bene e dove, tutto sommato, si è fortunati. Abbiamo tante buone, politiche da preservare e continuare. Nella sanità, ad esempio, il Ministero da anni dice che siamo tra le migliori Regioni d’Europa. Ma la battaglia che sto conducendo per ridurre i tempi di attesa è un esempio del fatto che c’è da preservare il buono ma che c’è anche da cambiare in meglio. La stagione di Errani ha avuto tanti meriti. Adesso bisogna aprire un’altra stagione, con una nuova classe dirigente».

Ma anche qui in Emilia non manca la crisi. Qual è la sua ricetta?

«È vero, anche questa regione ha conosciuto la crisi. Fino a pochi anni fa, se perdevi il lavoro l’unica difficoltà era scegliere in base a quale alternativa ti offrivano. Oggi abbiamo 112mila giovani, tra i 15 e i 24 anni, che non stanno né lavorando né studiando. Il nostro primo pensiero è dar loro una prospettiva. Per questo, la prima cosa che farò, se eletto, è chiamare le parti sociali e i sindaci per definire un nuovo patto per il lavoro e la crescita. È la priorità delle priorità».

Facile a dirsi... ma a farsi?

«“Lavoro per l’Emilia-Romagna” è uno dei miei principali slogan elettorali. Ed è ciò che voglio cominciare con la prossima legislatura. Abbiamo tanti problemi, come tutto il Paese: il crollo dei consumi interni, la recessione. Ma sull’export, ad esempio, i giornali nazionali qualche giorno fa titolavano “Emilia locomotiva del Paese”. Ci sono molti settori, dai motori alla moda, dalla manifattura alla meccatronica fino al food che sono competitivi nel mondo. È la faccia positiva della globalizzazione. Dobbiamo poi augurarci che l’Italia agganci la ripresa. Sono favorevole, ad esempio, ad interventi come il taglio del costo del lavoro attraverso l’Irap: dà la possibilità alle imprese di investire, creando lavoro, ricerca, innovazione».

Come spiega questo disinteresse generale per il voto regionale?

«Manca il traino nazionale, da un lato. Da un altro, invece, il traino locale dei Comuni. A maggio abbiamo votato nell’80% dei Comuni. Bastava entrare in un bar e c’era qualcuno che parlava dei candidati sindaci. La Regione viene percepita come lontana, come un ente intermedio».

E come riavvicinarla ai cittadini? Le spese dei consiglieri di certo non stanno aiutando.Forse è arrivato il momento di cambiare le regole?

«Le regole per certi aspetti sono già state cambiate. E quello che un po’ dispiace è che non si riesca a valorizzare il lavoro già fatto in questa legislatura. Io fui il primo in Italia, insieme ad una ventina di consiglieri, ad abolirmi due anni fa giustamente il vitalizio. Dalla prossima legislatura è stato cancellato. Abbiamo ridotto di circa il 30% le indennità. E, come disse Monti, siamo stata la Regione che le ha abbassate più di tutte. Anche i fondi ai gruppi sono stati ridotti drasticamente. Ma io sono per azzerarli completamente».