Ex Reggiane: «Senza esposto non si interviene»

L’Ausl: solo in quel caso si può fare un sopralluogo. L’Arpa: risanamento a carico di Fantuzzi

REGGIO EMILIA. «Per il nostro intervento occorre che venga presentato un esposto. Non bastano un articolo e le fotografie sulle pagine di un giornale». Mauro Grossi, direttore dell'Igiene pubblica dell'Ausl, è categorico. Di fronte all'incendio nei capannoni delle ex-Officine Reggiane, che ha riportato alla ribalta l'annosa piaga dei bivacchi abusivi e del conseguente lerciume, le autorità sono obbligate a muoversi entro i binari rigidamente tracciati da leggi e regolamenti. Comunque non è detto che, anche nel caso di una vera e propria denuncia, siano proprio i tecnici dell'Ausl a intervenire.

«Le competenze - spiega Grossi - sono distinte. Per individuarle serve un sopralluogo, che faremo se verrà inoltrato un esposto. Il servizio di igiene pubblica si occupa di tutte le situazioni di inquinamento e degrado che hanno conseguenze sulla salute della popolazione. E' il caso, ad esempio, delle coperture dei capannoni, dai quali deve essere rimosso l'amianto, o dell'accumulo di altri materiali tossici che potrebbero propagarsi nell'ambiente circostante anche in seguito a un incendio. In queste circostanze agiamo insieme all'Arpa, che effettua le analisi scientifiche. Se, invece, si trovano solo masserizie e rifiuti, è compito del Comune sgomberare gli insediamenti creati illegalmente in locali inabitabili quali sono i fabbricati industriali in disuso».

In ogni caso l'onere di fare pulizia spetta al proprietario, cioè a Luciano Fantuzzi: «Il risanamento - sottolinea Enzo Motta, dirigente dell'Arpa - è a carico della proprietà. Da due anni la situazione delle ex Reggiane è sottoposta al tavolo di lavoro formato dall'Igiene pubblica, dall'Arpa e da Fantuzzi. Nei vecchi capannoni avevamo riscontrato la presenza di amianto e bidoni con scorie industriali. Abbiamo provveduto a rimuovere le bottiglie contenenti reattivi tossici rinvenute in alcuni armadi. A parte il Tecnopolo e gli altri due capannoni in via di restauro, ne rimangono altri dieci da bonificare. Ci vorrà ancora parecchio tempo».

Intanto le ex-Officine continuano ad essere una terra di nessuno invasa da disperati in cerca di un riparo. Proteggerla è un'impresa ardua, assai più complessa di ciò che si può fare per difendere i tanti casolari abbandonati esistenti nel nostro territorio. In questi edifici talora non basta neppure schermare le porte e le finestre con pareti di mattoni, che gli intrusi riescono a demolire.

Gli enormi fabbricati in cui si svolse a Reggio la rivoluzione industriale sono, al confronto, dei colabrodi. In attesa che l'intera area venga recuperata ad usi produttivi o culturali, la comunità reggiana deve affrontare e risolvere i gravi problemi di disagio sociale evidenziati dagli insediamenti abusivi. Le persone che dormono sotto i capannoni non solo non hanno a disposizione servizi igienici, riscaldamento ed elettricità. Non solo accumulano rifiuti e sporcizia. Vivono anche a contatto con i residui dei materiali tossici o nocivi utilizzati per decenni in quell'ambiente.