L'ascesa, il declino, il presente: ex Reggiane, la verità di Luciano Fantuzzi

Dal 1994 al 2008, le Fantuzzi Reggiane hanno fatto il giro del mondo, con le gru da carico e i carrelli elevatori. L'ultimo patron racconta passato e presente, provando a immaginare il futuro

REGGIO EMILIA. Il commendator Luciano Fantuzzi ha dalla sua la fierezza. Il successo, tutto suo. Il declino, colpa degli altri: del genero piazzato "improvvidamente" come amministratore delegato, delle banche. In questa intervista, il patron delle Reggiane prima che fossero vendute agli americani della Terex racconta quei 14 anni alla guida di una vera e propria holding internazionale che, glielo riconoscono anche gli avversari, ha portato nel mondo il marchio reggiano, nel settore della movimentazione delle merci.

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Ventisei ettari in completo stato d'abbandono, se si esclude il capannone del Tecnopolo. Un'occasione d'oro, per Reggio Emilia. Ma anche il rischio concreto che quell'area, ostaggio delle banche che tengono al guinzaglio il commendatore, si degradi sempre più, trasformandosi in un'occasione persa.

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La memoria storica è stata preservata con grande fatica. La città si è mossa con ritardo, l'archivio storico nei sotterranei della Palazzina direzionale è finito in parte allagato e la cannibalizzazione dell'area negli anni dell'abbandono ha lasciato dietro di sé solo capannoni instabilli. Una situazione potenzialmente esplosiva.

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