«Io, vittima della psicosi dei clown picchiatori»

Il furgone di un reggiano indicato sui social network come quello dei pagliacci: «La polizia continua a fermarmi, temo per me e per la mia famiglia»

BASSA REGGIANA. La psicosi da clown ha fatto una prima vittima. Si tratta di un commerciante della Bassa reggiana, che ha un’attività nel pressi dell’istituto Cattaneo di Modena, il cui furgone, quello della sua ditta, con tanto di logo, indirizzo, numero di telefono, è stato postato su un social network. Per la precisione su Ask.fm, un sito dove si può postare in anonimato. Il suo furgone è stato fotografato, postato e messo alla gogna: «Attenzione, guardate tutti, questo è il furgone che viene utilizzato dai clown picchiatori. Se vedete questo furgone scappate o chiamate polizia o carabinieri».

Queste le scritte, questi i commenti. E la foto è diventata in pochi minuti virale. E questo giovane commerciante reggiano è stato fermato più volte dalla polizia, si è trovato dei ragazzini davanti alla sua attività, dei gruppetti sotto casa. «Non solo – racconta – ma sono stato convocato dai carabinieri del comune reggiano dove vivo perché a quella caserma arrivavano decine di telefonate da tutta Italia che dicevano del furgone, che segnalavano che i clown picchiatori potevano essere da queste parti. Segnalazioni che arrivavano da altre stazioni dei carabinieri, coinvolti a loro volta da chi vedeva sul sito e segnalava».

E così da una settimana la sua vita è diventata un incubo. «Faccio solo un esempio – racconta – l’altro giorno sono andato in furgone a trovare mia madre. Ho parcheggiato, sono salito e dopo dieci minuti avevo i carabinieri al telefono che stavano controllando, che volevano chiarimenti perché avevano ricevuto chiamate della presenza del furgone dei clown». Fermato più volte in strada, controllato durante gli spostamenti di lavoro e ma non solo, il commerciante si è trovato ad avere a che fare a con delle visite, per tutto l’arco della giornata, di gruppetti di ragazzini «che vengono davanti al mio negozio, guardano divertiti e incuriositi. E, addirittura, stesso “trattamento” anche sotto casa mia».

Il giovane commerciante, vittima della psicosi collettiva sui clown picchiatori è dovuto correre ai ripari. «Sono andato alla polizia postale – spiega – e ho sporto una denuncia contro ignoti per la tutela della mia immagine, per la violazione della mia privacy, per diffamazione, calunnia, per il danno arrecato alla mia attività, a me e alla mia famiglia. Il logo sul furgone era stato ideato apposta da grafici del settore, era una forma di pubblicità che ho regolarmente pagato al Comune. Ho dovuto togliere tutto, ora ho un anonimo furgone bianco. E inoltre spererei proprio che la foto del mio furgone, con targa e tutti gli altri dati, sparisca dal web e che chi indaga risalga a coloro che l’hanno messa in internet».

Sospetti? «Sono certo che si tratti di ragazzini che vanno a scuola qui vicino. Avranno preso in antipatia me e il furgone e hanno pensato di fare uno scherzo, una bravata. Ma non si può sottovalutare il fenomeno, c’è chi ha paura e chi invece si “elettrizza”. Non vorrei trovarmi aggredito da un branco di ragazzini».