"La mia famiglia è distrutta, ma almeno ora qualcuno pensi alla sicurezza"

Lo strazio del marito della giovane mamma morta al quinto mese di gravidanza investita a Cadè mentre attraversava la strada

REGGIO EMILIA. «Adesso la mia vita è distrutta. Ma se almeno si potesse fare del bene, ditelo che questa strada è pericolosa e che qualcuno deve fare qualcosa...». Raffaele Vinci, 41 anni, ha ancora addosso il giubbino e la divisa della Coopservice. E’ una guardia giurata. Ha trascorso tutta la notte in servizio nei magazzini di Conad Centro Nord. Neanche il tempo di staccare, di mettersi in macchina per tornare a casa, che una chiamata lo ha raggiunto sul telefono cellulare per dirgli che la moglie, Elisa Cucinotta, incita di cinque mesi aveva avuto un incidente. Ma a nulla, purtroppo, sono servite la sua corsa in ospedale, l’angoscia, i minuti interminabili in attesa di sapere qualcosa: una volta arrivato al pronto soccorso, i medici del Santa Maria Nuova gli hanno dovuto dare la terribile notizia. Che Elisa, la donna che aveva sposato nel 2001 e con la quale aveva deciso di lasciare Messina per trasferirsi a Reggio, non c’era più. E che nemmeno il piccolino che portava in grembo e che la famiglia attendeva con trepidazione ce l’aveva fatta.

«Aveva di questi contratti a tempo determinato, faceva la supplente nella scuola di Boretto – racconta l’uomo – Nonostante tutti questi anni, era ancora precaria, ancora doveva andare avanti e indietro: la mattina prendeva l’autobus davanti a casa e poi andava giù. Anche stamattina si è alzata e stava andando. Aveva voglia di lavorare. Ma forse oggi avrebbe dovuto stare a casa...».

Raffaele Vinci è appena rientrato dall’ospedale. E dall’incubo che non finisce e che purtroppo non può finire di aver visto la moglie morta e il corpicino del figlioletto che Elisa portava in grembo e che avrebbe dovuto nascere tra qualche mese. Ha il volto segnato dal dolore, stravolto dalla stanchezza e dalla disperazione, a sostenerlo c’è il fratello Alessandro che non lo ha lasciato un solo minuto, ma ha voglia comunque di dire la sua su quella strada maledetta che gli passa davanti casa, che non smette di essere un via vai di auto e camion initerrotto anche mentre parla, mentre racconta. «Questa strada è pericolosa – ripete – Una cosa del genere non deve capitare mai più».

E’ il fratello Alessandro Vinci, anche lui guardia giurata, a gridare il loro appello. «Fate qualcosa. Qui di incidenti ce ne sono già stati e ce ne saranno ancora se qualcuno non farà qualcosa per impedirli» si sfoga. Ieri mattina, appena saputo dell’incidente, è subito corso a Cadé. Quando è arrivato, l’ambulanza stava portando Elisa all’ospedale. «Ancora non sappiamo la dinamica. Sappiamo solo, che non ci sono segni di frenata. E che l’auto l’ha travolta mentre attraversava sulle strisce pedonali» spiega. Punta il dito contro la velocità di marcia sulla via Emilia, ma anche su un’illuminazione che non dà garanzie di sicurezza. «Qua si va intorno agli ottanta e novanta chilometri all’ora. Lo so che ci sono i limiti, ma nessuno li rispetta. I camion alla mattina sono una cosa atroce – denuncia – L’illuminazione poi è pessima. Sembra che Reggio Emilia si sia dimenticata che questo è parte del suo territorio. Ci sono zone buie». «Quando mio fratello è venuto qua, è venuto per lavorare. Siamo povera gente, con voglia di lavorare e farsi una famiglia. E adesso la famiglia è distrutta. L’unica cosa che rimane è il figlio più grande, Samuele. L’altro l’abbiamo solo potuto vedere . Ma ora il Comune o chi gestisce la Statale, faccia qualcosa. Affinché una tale tragedia non capiti più» conclude.