Ex Reggiane, il futuro è già presente: uno spazio nel tempo, dalla memoria al futuro di una comunità

Non un semplice progetto urbanistico, ma prima di tutto un progetto culturale per la sua forza evocativa, per la sua coerenza storica e per la sua capacità di interpretare una nuova idea di città - L'editoriale del sindaco Luca Vecchi per l'Amarcord Reggiane della Gazzetta

REGGIO EMILIA. Alzare lo sguardo, guardare oltre, guardare al futuro. Credo possa essere utile a ogni persona, che si avvicini alla vasta (260.000 metri quadrati) area delle Officine meccaniche Reggiane, adottare questo atteggiamento, questo punto di vista, che è fisico, ma prima ancora mentale, culturale ed economico.

Guardare oltre – di là da quell'interminabile muro di cinta degli stabilimenti dismessi, insediati lì, nel quartiere di Santa Croce esterno, nel 1904, giusto 110 anni fa (nel 1901, avevano aperto a pochi passi le Officine Righi, che tre anni dopo si trasformarono in “Reggiane”) - aiuta a vedere oltre, a interpretare, reinventare, dare nuovi significati ai luoghi per il futuro, fino a costruire una nuova economia della conoscenza, fra le poche che dimostrano oggi di generare prospettive di crescita.

E' l'atteggiamento – e sono le strategie - che l'Amministrazione comunale di Reggio Emilia ha adottato e continua a promuovere verso questo spazio, verso la sua vita che si  sviluppa nell'arco di un secolo, dalla modernità alla contemporaneità post-moderna. E' l'atteggiamento che può avere ogni persona, leggendo quella che ormai si va delineando come una trama densa di progetti tra passato, presente e futuro.

Oggi sul piano fisico, oltre il muro che in alcuni tratti si apre alla città con un nuovo respiro, si vede il Capannone 19, l'antico reparto “Sbavatura e Fonderia della ghisa”, interessato da una riqualificazione di pregio per ospitare il Tecnopolo, luogo di ricerca applicata e trasferimento tecnologico alle imprese, di cui le aziende del territorio, soprattutto quelle piccole e medio-piccole, hanno bisogno per fare un salto di qualità, consolidarsi, magari ingrandirsi e creare lavoro.

E' il primo Tecnopolo realizzato e attivato fra quelli previsti dalla Rete Alta Tecnologia dell'Emilia-Romagna, con un investimento per la riqualificazione di 5,5 milioni di euro di Comune e Regione, e un investimento iniziale per i programmi di ricerca di 10,6 milioni di euro. A regime, una novantina i ricercatori impegnati. Dentro, i centri di ricerca in competenze distintive del territorio, affermate e con nuove possibilità di sviluppo, come Meccanica e Meccatronica, Agro-Alimentare, Energie rinnovabili e Sostenibilità in edilizia; le sedi di Rei-Reggio Emilia Innovazione gestore del Portale di accesso alla Rete, i laboratori dell'Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, di Crpa-Lab, del Fab-Lab.

Il Tecnopolo alle ex Reggiane: innovazione, conoscenza e creatività

Vediamo e ci viene incontro un glorioso passato, la culla dell'economia industriale e dell'innovazione tecnologica nella storia di Reggio Emilia, con le sue vicende e sacrifici di lavoro, di lotte operaie, di traversie familiari, di liberazione dall'odioso regime fascista, di grandi progetti e produzioni nei campi più diversi della meccanica, dal ferroviario all'aeronautico, dai trattori ai congegni per siluri, dalle macchine utensili alle gru per i porti di mezzo mondo... Con l'intelligenza dei progettisti, la cultura del lavoro, la sapienza specialistica e le braccia di 5.000 e fino a 11.000 operai nel periodo di massima espansione degli anni Quaranta del secolo scorso, quando le Reggiane erano la quarta fabbrica italiana per occupazione e produzione, dopo Fiat, Breda e Ansaldo.

E mentre facciamo memoria di questo passato incancellabile, che è memoria di tutta la comunità, già siamo in un futuro, rappresentato ora dal Tecnopolo, che è realtà: cultura sociale, sapere tecnologico diffuso, economia nuova, legati da un filo rosso che si dipana senza soluzione di continuità tra passato, presente e futuro. Futuro, perché si sviluppa in nuove articolazioni il progetto di innovazione, che è anche un progetto di riqualificazione di edifici e di rigenerazione urbana a tutto beneficio del quartiere di Santa Croce e dei suoi abitanti.

Il progetto di sviluppo dell'Area ex Reggiane

Mentre si custodisce gelosamente questa irrinunciabile memoria di vita, intelligenza e lavoro, dandole nuova dignità - grazie all'attenzione della Sovrintendenza regionale ai Beni archivistici, all'impegno di Istoreco e delle Istituzioni culturali comunali, che hanno portato in salvo dal passato carte e progetti di eccezionale valore, con il contributo di Iren – il progetto per l'area Reggiane condiviso dal Comune con la città si proietta nella costruzione del Parco dell'innovazione, conoscenza e creatività.

Riunite in una partnership privata, più di 20 società vocate all'innovazione, capofila Iren Rinnovabili, realizzeranno la riqualificazione dei Capannoni 17 e 18, attigui al 19, per aprirvi le loro sedi e attivarvi start-up d'impresa e dare ulteriore consistenza al Parco dell'innovazione. Il meccanismo è quello, consolidato a Reggio Emilia, della collaborazione, dell'incrocio tra progetti e nuovi investimenti pubblici e privati, che in questa nuova tranche dell'area Reggiane ammontano complessivamente a 28 milioni di euro.

Alla acquisizione e riqualificazione dei Capannoni 17 e 18 da parte di società private si associa infatti l'intervento pubblico, finanziato dal governo centrale attraverso il Piano nazionale città e dalla Regione Emilia-Romagna, per la riqualificazione e riapertura del tratto storico di viale Ramazzini e la riqualificazione dell'attuale piazzale Europa, che diverrà una vera e propria piazza del Parco dell'innovazione e del quartiere Santa Croce.

Il Parco, in coerenza con la filosofia che unisce memoria e futuro, è destinato a ospitare anche un grande polo culturale, vocato alla conservazione e alla valorizzazione dell'Archivio storico delle Reggiane: uno spazio dedicato alla memoria e alla storia della manifattura reggiana, in cui si possano leggere gli elementi di quell'incontro virtuoso tra sapere operaio e intraprendenza imprenditoriale, che ha contribuito al benessere diffuso, progressivamente costruito nell'Emilia del Novecento.

Un Parco dell'innovazione di cui, oltre al Tecnopolo, è già parte il Centro internazionale dell'infanzia, rappresentante la principale competenza distintiva di Reggio Emilia, l'educazione, il “Reggio Emilia Approach” celebre nel mondo: un'esperienza che a sua volta affonda le proprie radici da una parte nel pensiero di Loris Malaguzzi e dall'altra in una storia di capitale sociale, di protagonismo civico e cura della persona fin dall'infanzia che fanno della nostra, come ha detto Howard Gardner, una “comunità etica”.

Le Reggiane e il futuro dell'Area Nord: non solo Tecnopolo

Un progetto ambizioso dunque, che suscita partecipazione e dimostra di saper attrarre risorse e che non vogliamo si fermi a questi pur importanti risultati: per questo è un progetto aperto a nuovi investimenti coerenti con la vocazione di innovazione e lavoro dell'area Reggiane, parte di quell'Area vasta sovraprovinciale di cui la vicina stazione Av Mediopadana è baricentro di grandi potenzialità.

Non un semplice progetto urbanistico, ma prima di tutto un progetto culturale per la sua forza evocativa, per la sua coerenza storica e per la sua capacità di interpretare una nuova idea di città. Un progetto calato nella memoria e nella coscienza collettiva della comunità e fortemente orientato a una scommessa che riguarda noi tutti: guardare oltre quel muro e saper vedere, come fecero i nostri progenitori, tra quei tetti e quelle pareti di gloriosi capannoni, il nostro futuro, la nostra speranza di comunità.

Sindaco di Reggio Emilia