Tecnopolo: spazi in vendita a 1500 euro al metro quadro

Pratissoli: i due nuovi capannoni delle ex Reggiane saranno destinati a centri privati di ricerca

REGGIO EMILIA. Venti aziende sono già pronte ad assicurarsi un posto nei capannoni 17 e 18 delle ex Reggiane. Un plotone che potrebbe raddoppiare nei prossimi mesi, secondo quanto racconta il neo assessore all’Edilizia Alex Pratissoli, che dovrà gestire la costruzione del parco della Conoscenza, progetto di punta dell’area nord, ereditato dalla precedente amministrazione. Per entrarci, però, le imprese dovranno stabilirvi attività di ricerca, affittando e comprando gli spazi. In quest’ultima ipotesi il prezzo indicativo è alquanto competitivo rispetto al mercato: si parla di 1.500 euro al metro quadro. La superficie sulla quale costruire gli “uffici” è di circa 10mila metri quadri, con un incasso potenziale stimato in 15 milioni di euro rispetto ai 28 milioni che verranno spesi per rendere fruibile l’intera zona.

Assessore Pratissoli, chi entrerà nei due nuovi capannoni?

«Per ora abbiamo ricevuto venti manifestazioni di interesse ma possiamo fare il nome solo di Iren Rinnovabili, che ha partecipato al paternariato pubblico-privato grazie al quale riqualificheremo 100mila metri quadri. Circa 60mila metri sono all’interno dei 250mila metri quadri delle ex Reggiane ancora in mano alla Fantuzzi Immobiliare. Il resto è su piazzale Europa. I capannoni 17 e 18 seguiranno la falsariga del restauro già effettuato per il capannone 19, quello che oggi chiamiamo tecnopolo. In realtà tutta l’area sarà votata alla ricerca».

Chi potrà ottenere uno spazio all’interno dei due capannoni?

«Iren avrà parte del capannone 18. Il resto delle aziende verrà valutato da un organo che sarà scelto da patenariato. La regia pubblica sarà comunque determinante. I criteri saranno obiettivi e tutti i pretendenti dovranno comunque rispettare principi chiari. Ad entrare saranno le aziende che svilupperanno in loco ricerche inerenti l’efficienza energetica, il biometano o la meccatronica. Campi nei quali siamo già leader a Reggio. Oltre ad aziende locali, siamo già stati contattati da un’impresa di punta non reggiana, decisa a venire da noi visto l’alto grado di conoscenza industriale».

Avete già un’idea dei prezzi prezzi per aggiudicarsi gli spazi?

«Prima di tutto diciamo che con le venti imprese che ci hanno contattato non siamo ancora al completo. Ne attendiamo altre e, se saranno moltissime, non è detto che non si possa far partire il progetto di riqualificazione anche del capannone 15. Chi verrà selezionato dovrà lavorare in rete con le altre imprese del tecnopolo, altrimenti il progetto perde di significato. Ognuno potrà chiedere lo spazio che ritiene consono: in base alla richiesta gli verrà costruito uno stabile in legno, come quelli che si vedono nel progetto che abbiamo presentato. Il prezzo è solo indicativo, ma parliamo di 1.500 euro al metro quadro per comprare uno spazio. Si tratta di valori sotto la media di mercato. Poi sono stati ipotizzati dei pacchetti per chi, come i giovani, vorranno affittare una sede di lavoro per start-up, completo di servizi e allacciamenti».

In Emilia-Romagna ci sono ben 10 tecnopoli. Non è un sovrapposizione o quantomeno uno spreco rispetto anche ai grandi poli tecnologici creati all’estero? E perché le nostre aziende che fanno già ricerca in casa dovrebbero aprire un presidio alle ex Reggiane?

«Ogni azienda reggiana è un tecnopolo che investe “in casa” per poi brevettare e battere la concorrenza. Quindi qui di tecnopoli ne abbiamo fortunatamente a centinaia. Affianco a questo innegabile approccio, noi offriamo la possibilità di sperimentare in campi ben determinati tra aziende che condividono conoscenze e sviluppano affari a stretto contatto con istituzioni e università, dividendo anche i costi».

Cosa ne sarà del resto dell’area Reggiane? C’è ancora molto lavoro da fare e le risorse pubbliche sono sempre scarse.

«Per questo il sindaco Vecchi ha fatto un appello. I privati entrino nel paternariato. Procederemo comunque per gradi, senza fretta: è il modo migliore per tarare il progetto sulla base delle esigenze della città e lo sviluppo dell’area nord».