Un parco dell’innovazione da 28 milioni: dalle ex Reggiane al futuro Tecnopolo, come cambia un luogo simbolo

Dopo il capannone 19 trasformato in Tecnopolo, anche il 17 e il 18 pronti ad essere recuperati: si parte a metà del 2015

REGGIO EMILIA. Era un giacimento di archeologia industriale, il rudere di un enorme stabilimento in cui i reggiani impararono i segreti della meccanica costruendo locomotive, aeroplani e gigantesche gru. Ora sta diventando il nucleo di una smart city capace di innovarsi sviluppando e applicando le più avanzate tecnologie digitali. L'area delle Officine Reggiane è destinata, così, a ritrovare l'importanza strategica che in gran parte del secolo scorso ha avuto per la nostra città.

Dopo il capannone 19, già trasformato in Tecnopolo, anche il 17 e il 18 stanno per essere recuperati nel quadro del progetto definitivo di riqualificazione dell'intera superficie a nord della stazione ferroviaria da 28 milioni di euro, che è stato presentato ieri dal sindaco Luca Vecchi, dall'assessore alla rigenerazione urbana e al territorio Alex Pratissoli e dal direttore della pianificazione strategica Massimo Magnani. L'intervento è reso possibile da una partnership pubblico-privata sotto il controllo dell'amministrazione municipale. Il Comune realizza le infrastrutture e la sistemazione urbanistica. Iren Rinnovabili, acquistando una parte dell'area in questione, diverrà capofila di un pool di aziende destinate ad investire nell'innovazione tecnologica e nella ricerca.

«Il progetto - spiega Vecchi - è finalizzato a creare il parco dell'innovazione e della conoscenza, uno dei più grandi d'Italia e d'Europa. Esso sorgerà nel luogo in cui, dalla crisi delle Reggiane, nacque il modello industriale emiliano. Dal legame con il passato, quindi, scaturirà un nuovo modello di sviluppo orientato verso l'economia della conoscenza e dell'innovazione». «L'area delle Reggiane - sottolinea Magnani - è stata individuata insieme alla stazione medio-padana come una delle due leve del nuovo modello di sviluppo, capaci di valorizzare tutta l'area Nord. Occorre infrastrutturarla affinchè le imprese vi si insedino».

«Il Comune - puntualizza Pratissoli - ha un ruolo di promotore. Puntiamo a recuperare una superficie complessiva di centomila metri quadrati». L'operazione preliminare è la pulizia e la bonifica dell'area industriale dismessa, che è già stata avviata grazie a un accordo fra Iren Rinnovabili e la società Fantuzzi immobiliare, attuale proprietaria. Il lavoro più impegnativo è la rimozione dell'amianto, ampiamente utilizzato per le strutture delle officine, assai meno per gli uffici attigui a via Agosti.

Finora è stato eliminato soltanto quello sparso a terra. Si prevede che l'intervento proseguirà fino alla metà del 2015, quando sarà avviata la ristrutturazione dei due capannoni. Il capannone 18, in cui si insedierà Iren Rinnovabili, ha una superficie di circa settemila metri quadrati, il 17 di cinquemila. A differenza del Tecnopolo, questi edifici manterranno all'interno vasti spazi liberi, con giardini indoor. Le sedi delle aziende occuperanno, su più piani, una superficie di circa dodicimila metri quadri.

La seconda operazione, non meno importante, consiste nella trasformazione di piazzale Europa da semplice parcheggio ad una piazza vitale e funzionale, vero centro nevralgico dell'intera zona. Vi saranno piantati nuovi alberi e vi sarà realizzato un sistema di connessioni. A tale scopo verrà riaperto il tratto finale di viale Ramazzini, inglobato nell'anteguerra all'interno dell'area industriale.

Il progetto prevede di trasformarlo in un ampio viale alberato, che collegherà piazza Europa e il Centro internazionale Malaguzzi con il viale dell'Aeronautica. Vi si affaccerà direttamente il capannone 18. Saranno migliorati, inoltre, i percorsi dei due sottopassi ferroviari, che mettono in comunicazione l'area Nord con il centro storico. Quello pedonale verrà prolungato. Quello cicopedonale sarà rettificato, in modo da offrire un collegamento diretto con il centro internazionale Malaguzzi.