«Scegliamo prodotti di casa nostra»

Mauro Bigi, sindaco di Vezzano e allevatore, dopo l’inchiesta sui farmaci illeciti somministrati ai bovini

REGGIO. Di tanto in tanto emergono nel nostro paese scandali alimentari legati a carne o mangimi contaminati e pericolosi. La settimana scorsa 70 allevatori reggiani (201 in tutta Italia) sono stati iscritti nel registro degli indagati per reati che vanno dal maltrattamento sugli animali alla somministrazione di farmaci scaduti o custoditi in maniera irregolare. Questa la conclusione di una maxi-inchiesta svolta dal Nucleo investigativo di polizia ambientale e forestale del Corpo Forestale dello Stato di Reggio. Di questo, e più in generale di sicurezza alimentare, abbiamo parlato con Mauro Bigi di Vezzano sul Crostolo nella sua duplice veste di allevatore biologico oltre che di sindaco di Vezzano che si sente investito della responsabilità della salute dei propri cittadini.

Lei ritiene possibile tranquillizzare il consumatore di carne sul fatto che i casi che vengono alla ribalta della cronaca e suscitano scandali sono gli unici e sul resto non esistono rischi ?

«Da una parte i controlli in Italia, e ancor più in Emilia Romagna, sono sicuramente tra i più efficaci ed estesi e quindi è ragionevole pensare che quanto mangiamo sia controllato. Dall’altra l’alimentare si presta a molte possibilità di contraffazione, in quanto vi sono molti passaggi tra l’allevatore e il consumatore. Quanto più possiamo identificare i passaggi e scegliere prodotti se non a “chilometro zero” che comunque non facciano troppi passaggi, più tuteliamo la nostra sicurezza».

Gli allevatori sono nella quasi totalità seri e perfettamente corretti e scrupolosi. Il mercato e l’immagine dei loro prodotti viene gravemente danneggiata da pochi furbetti. Cosa si può fare tecnicamente e politicamente per ottenere la massima efficacia ?

«In Italia il problema oggi non risiede più nei metodi di allevamento, se non per casi rari, ma nei passaggi successivi. Commerciante, macellatore, distributore, lavorazione, distribuzione, vendita e/o preparazione. I controlli sono oggi ad un livello molto alto. Naturalmente parliamo di sicurezza alimentare, non di qualità, che è tutta un’altra cosa».

Le carni italiane sono veramente più sicure ?

«I controlli in Italia sono sicuramente ferrei nella maggior parte delle regioni. In altri paesi ne dubito».

Anche più buone ?

«Ecco, la sicurezza alimentare è diversa dalla qualità. Innanzitutto la carne è un prodotto molto delicato e vulnerabile. Sulla sua qualità dipendono molti fattori: la razza, il metodo di allevamento, trasporto e macellazione, lavorazione, conservazione. In Italia abbiamo ad esempio per i bovini razze da carne famose in tutto il mondo: Chianina, Piemontese, Romagnola, Marchigiana, per citare le più famose. All’estero, allevate comunque anche in Italia: Limousine, Chevrolet, Angus. Le razze da latte hanno carni meno pregiate. L’alimentazione può essere biologica, o comunque tradizionale con cereali e fieno; oppure con un uso eccessivo di ceroso/mais. Gli animali possono vivere al pascolo o costretti in angusti spazi. Anche il trasporto incide negativamente sulla carne, per la sovrapproduzione ad esempio di cortisolo. Sono quindi molti i fattori. Conoscere i vari passaggi, ed anche chi c’è dietro a questi, è la forma di sicurezza maggiore».

Secondo lei non esiste il rischio che il susseguirsi di questi scandali, che in un primo momento generano allarmismo ma poi vengono presto dimenticati, possano a lungo andare essere considerati una normalità e che a forza di gridare “al lupo al lupo” si arrivi al punto in cui nessuno ci fa più caso con forte peggioramento della sicurezza?

«Sicuramente si. Anzi ci siamo già abituati. Sull’alimentare il grande guadagno è nel basso costo della materia prima. Per avere questa bisogna risparmiare sulla qualità. A volte sulla sicurezza. Non c’è alternativa. Se chi è deputato al controllo può rassicurarci sulla sicurezza, comunque il consumatore con le sue scelte può e tutelare se stesso e modificare il mercato. Noi siamo ciò che mangiamo. Pensare di non dedicare tempo al cibo, perché è tutto ugualmente sicuro-insicuro, è una leggerezza che non possiamo più permetterci. Se non altro per la salute e la qualità della nostra vita e dei nostri familiari. In questi anni si è molto lavorato sulla salubrità dell’aria. Sul cibo siamo ancora indietro. E’ un problema anche culturale. Non siamo più una società contadina, ma sul cibo pensiamo di sì. Una volta il pollo era o quello allevato dalla nonna o dal vicino o nel paese accanto. E nello stesso modo oggi può essere allevato in un capannone a migliaia di chilometri con migliaia di altri capi, senza vedere mai la luce del sole, a volte imbottito di farmaci, anche legali. Io penso che ciò che più danneggia il nostro modo di alimentarci è pensare che la mucca bruchi ancora l’erba, il maiale mangi ghiande e la gallina chicchi di mais. Non è così se non in pochissimi casi».

Claudio Corradi

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