«Con Olmes Bisi l’ateneo reggiano ha messo le ali»

Ieri l’omaggio dell’ateneo allo storico docente di Ingegneria «Nel mio lavoro ho incontrato giovani pieni d’entusiasmo»

REGGIO

«Sono venuto a manifestare la stima dell'ateneo per un maestro della Fisica, un divulgatore di vaglia internazionale, il primo preside della Facoltà di Ingegneria della sede di Reggio Emilia, un uomo capace di gestire la transizione e lo sviluppo coinvolgendo le nuove generazioni. Ha dato vanto alla nostra università e a al territorio che l'accoglie. Gli siamo profondamente grati e riconoscenti». Sono parole del rettore dell’Università di Modena e Reggio, Angelo Oreste Andrisano, che malgrado i mille impegni non ha voluto mancare al saluto che l'Università degli Studi di Modena e Reggio ha tributato al professor Olmes Bisi nel momento del congedo da quel corso di studi che ha segnato larga parte del suo cammino di docente e studioso. Un omaggio doveroso hanno aggiunto gli altri relatori intervenuti a salutare il collega, l'amico, il prezioso collaboratore, l'ideatore di una serie infinita di iniziative.Per il direttore del Dipartimento, Eugenio Dragoni, è grazie a Bisi se Ingegneria ha compiuto straordinari progressi ed è diventata una presenza scientifica fortemente radicata. «All'inizio - ha ricordato - c'erano 5 docenti e meno di 500 studenti, oggi sono 40 oltre a 70 giovani ricercatori impegnati in progetti specifici a fianco di numerose aziende mentre gli studenti superano le 900 unità». E' stato poi un coro di voci, pieno di passione e affetto, da parte di ex allievi, di amici di una vita. Dal prof emerito Virginio Bortolani agli insegnanti di fisica, informatica e matematica Carlo Calandra, Franca Manghi, Carlo Maria Bertoni. Da Trento è venuto Lorenzo Pavesi, da Catania Francesco Priolo. Della genesi della sede reggiana dell'ateneo cui Bisi ha fortemente contribuito ha parlato l'ex pro rettore Luigi Grasselli (presente ovviamente anche Riccardo Ferretti), mentre Carla Rinaldi presidente di Reggio Children e Fausto Giovanelli, presidente del Parco nazionale dell'Appennino tosco emiliano, si sono soffermati sulla sua geniale idea di trasformare la vecchia centrale elettrica di Ligonchio nell'esperienza "Raggio di luce", un suggestivo laboratorio che ha richiamato l'interesse dell'Unesco. «Non dimentichiamo - ha rammentato Giovanelli - che Bisi è cittadino "affettivo" di Ligonchio». Stefano Ossicini ha parlato infine dei suoi libri. Sono affiorati così i "mille volti di Olmes Bisi. E lui? Seduto al primo banco come il migliore dei suoi studenti ha trattenuto a stento l’emozione. Lunga la sua esperienza intrecciata fra 40 anni di docenza a Modena, Trento e Reggio e le ricerche condotte in campo internazionale (a Stoccarda, Oxford, Yorktown Heghts).

«Mi sono tornati alla mente - ha confessato di fronte a tanti attestati di stima - tanti splendidi ricordi, tanti progetti fortunati perché vissuti circondato da sinceri amici e da giovani pieni di entusiasmo. A questo ateneo e a questa città mi sento fortemente legato».