Ex Reggiane, scattano i controlli dell’Arpa

I tecnici già sul posto da settimane per precedenti segnalazioni. Vinci presenta un’altra denuncia sui depositi carburante

REGGIO EMILIA. «Francamente non eravamo a conoscenza dal laboratorio chimico denunciato nell’esposto di Vinci. Ma dalle immagini possiamo già dire che si tratta di sostanze tossiche e la situazione è potenzialmente a rischio». È questo il giudizio a freddo dei tecnici dell’Arpa, l’agenzia regionale che ha fatto un primo sopralluogo ieri del laboratorio chimico situato al primo piano di uno dei capannoni abbandonati delle ex Reggiane. I tecnici, in realtà, stanno controllando «ormai da alcune settimane» l’area industriale di proprietà di Luciano Fantuzzi. L’imprenditore è impegnato già da tempo nelle operazioni di bonifica delle strutture, amianto in primis, affidata alla ditta Nizzoli, presente anche ieri con un escavatore, due operai e due tecnici.

A rimettere al centro la vicenda dei rifiuti presenti alle ex Reggiane, è stato il candidato della Lega, Gianluca Vinci, che dopo aver presentato un esposto ai carabinieri sul laboratorio chimico, ne presenterà un altro quest’oggi. «Riguarda la presenza di vasche sotterranee che venivano utilizzate come deposito carburanti, nelle quali vennero poi stoccate le vernici» afferma il consigliere reggiano del Carroccio, tornato ieri all’interno delle ex Reggiane per verificare la segnalazione che gli è giunta poche ore prima da un altro ex dipendente dell’azienda. «Il pericolo - afferma Vinci - è che qualcosa possa essere filtrato visto che si tratta di vasche costruite decenni fa».

Tutto materiale che verrà vagliato dal pm Maria Rita Pantani, titolare del fascicolo, che ha inviato i carabinieri di Reggio per un primo controllo.

«L’area da controllare è molto vasta e ci sono diverse situazioni da valutare - spiegano dall’Arpa - Noi siamo presenti da tempo su richiesta dei carabinieri del Noe di Bologna, che si occupano di tematiche ambientali. Hanno ricevuto una segnalazione e ci hanno chiesto di effettuare delle verifiche. Una volta terminato il nostro lavoro, verrà valutato dal Noe e inviato a istituzioni ed enti locali per valutare il da farsi. È chiaro, comunque, che la situazione più pericolosa riguardava l’amianto, in parte già bonificato. È vero, però, che ci sono diverse situazioni da tenere sotto controllo. In caso di rischio sanitario verrebbe attivata l’Ausl».

Al di là del capannone 19, passato di mano al Comune e divenuto la sede del nuovo Tecnopolo, l’area resta di proprietà di Fantuzzi, che non vuole sentire storie in merito ai rifiuti speciali. «Innanzi tutto c’è gente che entra in casa mia senza il permesso - dice seccato l’imprenditore rivolto a Vinci - Inoltre la bonifica è già in atto. Il laboratorio chimico è chiuso da vent'anni e nemmeno io ci ho mai messo piede. Ho sempre rispettato gli obblighi di legge. Stiamo inoltre trattando il passaggio del capannone 18 con Iren, segno evidente della riqualificazione dell’area, che sarà un valore aggiunto per la città». Per ora, quindi, c’è solo l’attivazione dell’Arpa su indicazione del Noe e i due esposti di Vinci. In caso di elevata pericolosità, potrebbe essere emessa un’ordinanza di intimazione da parte del sindaco Ugo Ferrari, per chiedere a Fantuzzi il ripristino dello stato dei luoghi e la messa in sicurezza.