Cantine Riunite & Civ primi produttori di vino

Reggio Emilia: il fatturato consolidato svetta sul gradino più alto con 534 milioni di euro. La specialità leader è il Pignoletto ma anche il Lambrusco va forte negli Usa

REGGIO.

Il primo posto nella graduatoria nazionale dei produttori di vino è occupato da una cooperativa reggiana che aggrega un pool di aziende. Il fatturato consolidato del 2013 ottenuto da Cantine Riunite e dalla controllata Giv (Gruppo Italiano Vini) svetta infatti sul gradino più alto con quasi 534 milioni di euro, il 4,2% in più rispetto all'anno precedente. Una bella soddisfazione per i nostri contadini oltre che un riconoscimento per chi guida il gruppo, il nostro concittadino Corrado Casoli.

Presidente, c'è qualche segreto alle spalle di un simile risultato?

«No, è semplicemente il frutto di un progetto che abbiamo attivato sin dal 2008 e che ci sta dando gli esiti attesi. Abbiamo messo insieme le energie e le capacità di reggiani, modenesi e bolognesi ed ora si vede che la scelta era quella giusta; l'abbiamo azzeccata».

Concretamente cosa avete fatto?

«La strategia è stata quella di darci un indirizzo comune. La divisione commerciale è stata uniformata ma le diverse realtà hanno mantenuto una propria identità anche dopo la fusione e ciò ha stimolato tutti gli attori».

Il mercato italiano però risulta un po' sofferente...

«Certamente. I consumi interni sono calati ma in compenso la qualità dei nostri prodotti si è elevata e di conseguenza sono lievitate le quotazioni».

Su quali specialità puntate?

«Vanno bene sia il Prosecco che il Pignoletto, che è il nostro vino leader. Il mercato italiano è sofferente ma il Lambrusco sta vivendo un buon momento ed i consumatori ne apprezzano le doti sempre più marcate».

Merito degli agricoltori o delle cantine?

«Tutti eccellenti, sia chi produce le uve e le raccoglie sia le cantine sociali e gli imbottigliatori. Il fattore qualità si ottiene infatti solo se c'è un impegno collettivo. Vorrei sottolineare inoltre come molti nostri produttori abbiano avuto il coraggio di investire tempo e risorse. In particolare le nuove leve, i giovani soci, che hanno dimostrato di aver fiducia, di credere nei nostri progetti».

Chi vi premia è in particolare l'export. Dove vanno i vini emiliani?

«Attualmente esportiamo in oltre settanta Paesi e proprio questa varietà ci consente di sopportare crisi locali compensandole con altre destinazioni. Attualmente l'Inghilterra sta prediligendo il Prosecco mentre il Lambrusco va fortissimo in Centro America, in particolare nel Messico, e in Russia".

Problemi?

«Ci sono sempre. In questo momento, ad esempio, la svalutazione del rublo russo e l'euro troppo forte ci mettono in imbarazzo. Sono sbalzi difficili da compensare, così come i costi delle tasse d'importazione costituiscono un grosso freno».

Ottimista o pessimista?

«Produciamo vini allegri, spumanti, ideali per far festa. Non possiamo che essere frizzanti anche noi. La congiuntura internazionale è sicuramente difficile ma i pregi dei nostri prodotti non ci possono che indurre a guardare con fiducia al futuro». ©RIPRODUZIONE RISERVATA