Le opere di Franchetti entrano alla Panizzi

Il fondo composto da documenti e carteggi è stato donato alla biblioteca la raccolta catalogata da Roberto Marcuccio protrà essere consultata via web

«Alberto Franchetti fu un grande compositore, tutt’ora sottostimato, e che dovrebbe essere riportato in vita. Quando “vita”, per un compositore, significa essere eseguito».

È questo l’obiettivo ultimo che gli studiosi del musicista “reggiano d’adozione” e padre del più noto Raimondo (“l’esploratore”) auspicano di raggiungere, promuovendone la figura e il fondo archivistico depositato presso la Biblioteca Panizzi. E che ieri sera, alla sala del Planisfero, è stato presentato. Nello specifico, la raccolta – che è stata donata dalla famiglia erede di Elena Franchetti, ultima dei figli di Alberto – è composta da manoscritti, carteggi, volumi, tesi di laurea, cd audio e cd rom, per un totale di 62 documenti. Che sono stati catalogati da Roberto Marcuccio e al cui inventario sarà possibile accedere on-line (dal sito della biblioteca) entro la fine di questo mese. «A questa maniera – ha spiegato ieri il direttore della Biblioteca Panizzi, Giordano Gasparini – da marzo, studenti e ricercatori, chiunque insomma fosse interessato a consultare le carte, potrebbe farlo». Nel dettaglio, all’interno del fondo, spicca l’autografo del libretto de’ La Figlia di Jorio, tragedia pastorale di cui Gabriele D’Annunzio scrisse il testo, in occasione della collaborazione operistica con Alberto Franchetti. «Un’acquisizione straordinaria questa che Reggio Emilia ha fatto – secondo quanto sostenuto ieri dal professor Giorgio Zanetti, docente dell’Università di Modena e Reggio –, dal momento che il manoscritto del terzo atto de’ La Figlia di Jorio è il frammento più ampio tra quelli che finora sono stati trovati, relativi all’elaborazione del libretto stesso». Una testimonianza preziosa, dunque, e che, per rarità, si accosta a quella riguardante la corrispondenza epistolare tra i due artisti, conservata anch’essa all’interno dell’archivio Franchetti. Un carteggio che, formato da 13 lettere, attesta un legame tra Franchetti e D’Annunzio di tipo non soltanto lavorativo, ma anche amicale.

Tra i materiali inseriti nel fondo, inoltre, troviamo uno spartito de’ La figlia di Jorio; uno spartito e tre esemplari del libretto del melodramma Germania; uno striscione in seta, che fu probabilmente predisposto per la rappresentazione di Germania al Teatro sociale di Trento nel giungo del 1902; uno spartito della prima opera di Alberto, Asrael; il libretto dell’opera Cristoforo colombo; l’autografo di Don Bonaparte (1941), melodramma che mai fu messo in scena; una tesi di laurea su Alberto Franchetti; ed, infine, lettere di tipo privato e professionale.

«Ci auguriamo – ha concluso ieri Gasparini – che questo sia solo l’inizio di un iter che porti l’archivio ad acquisire altro materiale, oltre a quello che già possiede».

Lucia Cuccurese