Faida a Cutro, mandanti e killer a Reggio

Sulla scorta delle dichiarazioni di Lea Garofalo torna in carcere Antonio Valerio. E tra gli indagati rispunta Paolo Bellini

REGGIO EMILIA.

Diciassette ordinanze di custodia cautelare – su 37 richieste – per sette omicidi commessi tra la fine degli anni Ottanta e il 2008, in una lotta tra cosche violenta e sanguinosa , che coinvolse i Comberiati di Petilia Policastro e i Grande Aracri di Cutro.

Tocca anche Reggio l’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro e dei carabinieri del comando provinciale di Crotone. Ieri mattina a finire in manette è stato l’imprenditore edile Antonio Valerio. E’ nella sua abitazione di Reggio che i militari arrivati dalla Calabria lo sono andati a prendere all’alba.

E’ accusato assieme a Nicolino Grande Aracri – altro nome dell’ndragheta calabrese noto nel Reggiano – e Antonio Ciampà di essere il mandante dell’omicidio di Rosario Ruggiero, avvenuto il 24 giugno del 1992 a Cutro. Secondo gli investigatori Nicolino, Ernesto e Antonio Grande Aracri avrebbero fornito le tre pistole utilizzate nell’agguato. Mentre Domenico Lazzarini avrebbe eseguito un preliminare sopralluogo nella falegnameria in cui Ruggiero fu freddato, per constatarne la presenza e avvertire di conseguenza il commando che entrò in azione. Giuseppe Grano era alla guida della Fiat Croma. Dentro Antonio Rocco e Sergio Iazzolino, ritenuti gli autori materiali dell’omicidio.

Quel delitto, per chi indaga, fu ordinato dal carcere da Valerio. Per vendicare l’assassinio del padre.

Ma nelle carte dell’inchiesta accanto al nome di Antonio Valerio torna un nome molto noto a Reggio: quello dell’ex primula nera Paolo Bellini. Per un altro omicidio: quello commesso il 30 settembre del 1990 a Crotone, dove a morire fu il 22enne Cosimo Martina. Antonio Valerio sarebbe stato l’uomo alla guida di una Lancia Thema, su cui viaggiava anche un altro uomo tutt’ora non identificato. Avrebbero bloccato la marcia dell’Alfa Romeo 75 su cui viaggiava la vittima con altri due amici. Un attimo dopo, a bordo di un’altra auto, Bellini arrivò e sparò all’indirizzo dei tre, uccidendo Martina.

Era stato lo stesso Bellini, durante un processo in Assiste nel 1999, a confessare l’omicidio e a far riaprire il caso. Un agguato mortale dovuto a un banale litigio legato a questioni di viabilità.

Tra i destinatari dell’ordinanza di custodia c’è anche Nicolino Grande Aracri, detto “mano di gomma” attualmente già detenuto al 41 bis. Nelle carte si fa il nome di un altro calabrese 42enne residente a Reggio, per l’omicidio di Antonio Villirillo avvenuto a Crotone il 30 settembre del 1990. Ne sarebbe stato il mandante. Ma la richiesta di custodia per lui è stata rigettata.

A dare impulso alla maxi indagine, sono state anche le dichiarazioni di Lea Garofalo, collaboratrice di giustizia uccisa su mandato dell’ex compagno. Solo recentemente i suoi resti sono stati trovati e, pochi giorni fa, è stato celebrato il suo funerale, a Milano.