Lobby delle slot, ok di Marchi allo sconto

L’onorevole: «Chiudere subito il contenzioso». Sul sottosegretario Giorgetti con delega al gioco: «Almeno non è un falco...»

REGGIO EMILIA.

C’era una volta, e si parla di pochi mesi fa, l’onorevole Maino Marchi che sosteneva e promuoveva la campagna di Matteo Iori contro il gioco d’azzardo e la ludopatia. E’ di ieri una presa di posizione dello stesso Marchi che pare stridere con il recente passato: «Da quando è nato il Governo Letta - scrive il deputato reggiano del Pd - alcuni interventi sui media di Matteo Iori hanno teso a presentarlo come il difensore della lobby dei giochi».

Onorevole Marchi, ci spieghi, cosa è cambiato in questi mesi?

«Alcuni giudizi di Matteo Iori non tengono conto di quello che il governo ha fatto e sta facendo per quanto riguarda il gioco d’azzardo. In settembre alla Camera dei deputati è stata approvata la legge delega fiscale, ora all’esame del Senato. E le modifiche più consistenti riguardano proprio i giochi. Una misura su tutte: si stabilisce che le concessioni non siano atti unilaterali dello Stato centrale, ma devono essere condivise con i Comuni ai quali vengono dati poteri di intervento con i loro strumenti urbanistici. Se la delega andrà in porto ci sarà una profonda riforma di tutto il settore, che andrà nella direzione chiesta da chi ha denunciato le storture, le contraddizioni e gli errori dei provvedimenti presi dagli anni ’90 fino al 2011. Detto questo, voglio sottolineare che la battaglia di Matteo Iori resta anche la mia».

Dal suo osservatorio privilegiato, ha una spiegazione del fatto che Alberto Giorgetti (Pdl), sottosegretario del Ministero degli Interni, dal Governo Berlusconi al Governo Letta abbia continuato a mantenere la delega ai giochi?

«Da una parte bisogna considerare che certe scelte vengono fatte all’interno del Ministero, dall’altra va detto che questo non è il “nostro governo” anche se le figure peggiori del Pdl sono state messe da parte... Giorgetti, se vogliamo battezzarlo, non è per esempio annoverabile tra i falchi. E a parte questa classificazione, penso che abbia su questi temi una grande esperienza maturata in tanti anni di governo».

Lei ha detto, rimanendo nel settore dei giochi, che nel contenzioso con le concessionarie lo Stato potrebbe incassare 600 milioni di euro ma anche zero. Non si era parlato di una multa di 2,4 miliardi di euro? E non le pare impressionante lo scarto tra il fatturato del gioco d’azzardo da un lato e quanto finisce nelle tasche dello Stato dall’altro?

«Premesso che il contenzioso è ancora aperto, va ricordato che il governo, avendo bisogno di risorse, iniziò con una quantificazione della multa di 90 miliardi poi ricondotta a 2,4 miliardi non dalla politica ma nelle sedi giurisdizionali. Non è però una vicenda conclusa e, non essendo materia tributaria, non si parla di condono. Realisticamente, l’obiettivo è cercare di chiudere la partita portando a casa una cifra il più consistente possibile. Tenendo conto del fatto che in molti casi il contenzioso non sarà chiuso».

Quindi è verosimile che lo Stato possa incassare zero?

«Lo Stato potrebbe incassare zero nel caso le cause fossero vinte dalle concessionarie. Nel decreto Imu il governo ha previsto una sorta di transazione contrattuale per cercare di chiudere il contenzioso. Può anche essere che 600 euro sia una cifra risibile, per me non è così. Anche perché questa cifra non può essere confrontata con il fatturato dal quale va tolto quanto torna ai giocatori, quanto va allo stato e agli altri operatori diversi dai concessionari».

C’è chi parla di sconfitta dello Stato...

«La sconfitta dello Stato ci sarebbe stata nel caso si fosse verificata, e dimostrata, un’evasione fiscale. Ma così non è. A questo punto penso sia fondamentale chiudere con il passato e voltare pagina nel settore dei giochi. Ed è precisamente quello che sta facendo il governo».

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