La “piazzetta Reggiane” va a Trento

Adriano Riatti: «Nella nostra città c’è poco interesse per le ex Officine, ma il Museo Caproni non ha esitato a ospitarci»

REGGIO EMILIA. E’ tutto pronto per l’inaugurazione di una piazzetta dedicata alle Reggiane. Ma non stiamo parlando di un evento in casa nostra, bensì di un appuntamento in programma a Trento. Ad annunciarlo è il cavriaghese Adriano Riatti che, col figlio Paolo, cura l’archivio digitale delle Reggiane alla Mediateca dell’Università di Reggio.

«Mentre l’amministrazione locale - ci dice Adriano Riatti - pensa all’intitolazione di una piazza a Steve Jobs all’interno del Tecnopolo (che sorgerà proprio nell’area industriale dismessa delle Officine) una parte del Museo dell’aeronautica Gianni Caproni di Trento prenderà il nome di Piazzetta Reggiane».

Riatti padre e figlio sabato parteciperanno al taglio del nastro e, insieme a loro, ci sarà il gruppo Auser di Cavriago che, dal 2005 a oggi, ha realizzato tre modelli di aerei partendo da progetti delle Reggiane. Uno è al padiglione Buccola (facoltà di Ingegneria), un altro al Museo dell’Aeronautica militare di Vigna di Valle; il terzo (Re8000) è stato donato nel 2012 al Caproni per “mancanza di spazio a Reggio”.

Un impegno, il vostro, che continua nonostante abbiate trovato delle resistenze in città...

«Alle Reggiane si è fatta la storia. Ma oggi a Reggio, dal punto di vista istituzionale, c’è poco interesse a ricordare. Questo patrimonio però non deve andare perduto: ecco l’idea dell’archivio digitale con Paolo e la collaborazione con l’Auser per la creazione di modelli di aerei nati da vecchi carteggi».

A Trento la situazione è diversa?

«Se nella nostra città non c’è molto posto né troppo interesse, esattamente il contrario avviene a Trento dove si trova il museo dedicato all’ingegner Caproni, che all’epoca fu socio di maggioranza delle Reggiane e sviluppò il comparto aeronautico».

Com’è nato questo impegno così forte per le Officine?

«Mio padre ci lavorava, quindi in casa ne ho sempre sentito parlare. I racconti poi si sono tramutati in un interesse che ho trasmesso a mio figlio. Da vent’anni insieme ci occupiamo della digitalizzazione di documenti, carteggi, foto, interviste. Un patrimonio che è a disposizione di tutti da quando è diventato un archivio digitale tutelato dall’Università. Poi con l’Auser di Cavriago è nato il resto, ovvero coi modellisti Lino Terzi e Franco Cucchi è iniziata la realizzazione di modelli volanti di velivoli; col tempo si sono aggiunte altre preziose mani esperte».

E sabato tornerete a Trento dove, anche grazie a voi, si inaugura la Piazzetta.

«Sarà intitolata la parte di sala espositiva del Museo che ospita il modello 2000 che cerrà donato sabato da Henry Bertoja di Padova. Inoltre lì sono esposte la sezione coda di Re2005, il modello dell’RE8000 (donato dall’Auser di Cavriago l’anno scorso, ndr), l’S.M. 79 costruito nel ’42 dalle Reggiane, il motore radiale del Macchi MC 200 costruito su licenza delle Reggiane e il modello dinamico dell’RE2005 costruito da Angelo Longhi, nipote dell’ing. Longhi progettista di velivoli. Inoltre, ci sarà una conferenza sull’RE2000 a cura di Paolo».

Adesso cosa avete in cantiere?

«Ci stiamo occupando del recupero della parte lignea di una pulitrice da semole del pastificio Russo prodotta alle Reggiane negli anni ’30 e donata dal pastificio di Termini Imerese alla nostra Università. Una volta ultimata sarà esposta al Tecnopolo».

Un commento sulle Reggiane oggi.

«Buona parte della struttura è completamente svuotata e non se ne comprende il futuro. Si sa solo che l’ex capannone 19 diventerà in autunno il Tecnopolo, per quel che riguarda il capannone 18, che sarà riqualificato in seguito, speriamo possa ospitare il bellissimo tram di produzione Reggiane che attualmente è in un deposito Atm di Varedo».

Cristina Fabbri