Le dimissioni del papa: "Malato? No, sconfitto dalla curia"

Lo studioso reggiano Francesco Bonini: "Ha sempre sottolineato la propria anzianità di fronte ai problemi che sorgevano"

REGGIO

«Un gesto drammatico, carico di umiltà e di verità, molto intimo, molto personale, ma anche carico di grandi significati e implicazioni per il futuro della Chiesa».

Il reggiano Francesco Bonini è probabilmente uno dei più profondi conoscitori delle dinamiche interne alla Chiesa di Roma.

Docente ordinario di Storia delle istituzioni politiche, collaboratore scientifico della Conferenza episcopale italiana, editorialista di Avvenire, Bonini non sembra oggi inquadrabile tra coloro che accreditano come predominanti le condizioni di salute nella scelta di Benedetto XVI di abbandonare il Soglio di Pietro. Piuttosto, le sue condizioni fisiche non ottimali e legate all’avanzare dell’età, hanno reso difficile e ora impossibile, per lui mettere mano ai numerosi focolai di crisi che caratterizzano oggi la Chiesa cattolica.

Tuttavia, nella sua analisi, Bonini parte proprio dalle condizioni di salute del successore di Pietro. Una condizione, quella della vecchiaia, che il papa tedesco non ha mai cercato di nascondere o mistificare.

«Certo - dice il docente reggiano che in questi anni ha collaborato con la Conferenza episcopale italiana - aveva scritto lui stesso che un Papa, quando non riesce più ad adempiere al suo ministero ha il diritto o addirittura il dovere di dimettersi. E allo stesso tempo, papa Ratzinger ha sottolineato, praticamente in ogni occasione, sia pubblica ma anche privata, la propria anzianità, quasi a lanciare una serie di gridi d’allarme. Detto questo, credo però che le ragioni fisiche non siano sufficienti da sole a spiegare questo gesto così grave».

In altre parole, secondo il docente reggiano a spingere il papa alle dimissioni, non sarebbero state le sue condizioni di salute, come del resto ieri rimarcava lo stesso fratello del pontefice.

«Quando lui si è insediato aveva davanti a sè un lavoro immane per la Chiesa, che se dovesse riassumersi in uno slogan potremmo dire che aveva la necessità di rapportarsi con la modernità. E all’inizio del suo pontificato, papa Ratzinger ha fatto delle scelte importanti, per usare una metafora calcistica ha messo in piedi una squadra. Che ha tenuto fino ad ora, al punto da dimettersi lui, dopo aver constatato di non riuscire a cambiarla».

Già, perché gli eventi che si sono abbattuti sulla Chiesa in questi anni - dal discorso di Ratisbona, allo scandalo pedofilia, a quello del corvo e della cosiddetta VatiLeaks. «Scandali veri o presunti che in questi ultimi tempi si sono abbattuti sulla Chiesa, hanno sicuramente pesato in questa decisione così sofferta e clamorosa».

«Ma più che gli scandali - sottolinea Bonini - deve aver pesato la gestione di questi stessi fatti. Eppoi ci sono partite aperte come quella della scelta di un nuovo Segretario di Stato che in pratica dà l’imprinting a quello che sarà il prossimo Pontificato, nel governo della Chiesa al proprio interno e nel messaggio che la Chiesa saprà dare al mondo. Partite che saranno inevitabilmente all’ordine del giorno del nuovo pontificato e che costringeranno a riflessione e discernimento i cardinali che prenderanno parte al Conclave». Quel che è certo, anche secondo Bonini e che chi arriverà dopo Ratzinger, la “squadra”, quella che evidentemente non ha funzionato al punto da spingere alle dimissioni l’allenatore”, verrà cambiata. «E’ difficile pensare che un gesto così clamoroso non possa avere conseguenze epocali nel futuro della vita della Chiesa . Allo stesso tempo credo che sia giusto guardare con grande interesse al prossimo Conclave. Ponendo determinati accenti nel suo annuncio delle dimissioni - dice Bonini - il papa ha anche voluto indicare la strada che, a suo dire la Chiesa dovrà ora perseguire».

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