Nata morta in ospedale, sei indagati

Guastalla: 4 ginecologi e 2 ostetriche accusati di omicidio colposo dal pm Salvi che ora attende l’esito dell’autopsia

GUASTALLA.

Quattro ginecologi e due ostetriche indagate per omicidio colposo: è l’esito, in questa fase, della delicata inchiesta condotta dal pm Valentina Salvi sulla morte – all’alba del 21 settembre scorso all’ospedale di Guastalla – della neonata figlia di una coppia che vive a Castelnovo Sotto.

Un’inchiesta innescata dall’esposto presentato dai genitori – i marocchini Omar Serkious (31 anni) e Latifa Bouqala (26 anni) – tramite l’avvocato Matteo Marconi che li tutela: una “mossa” che ha portato al sequestro delle cartelle cliniche e all’effettuazione dell’autopsia, con parallela iscrizione nel registro degli indagati dei 6 dipendenti dell’ospedale guastallese (tutti difesi dal legale Franco Mazza) come atto dovuto del pm Salvi per permettere a ginecologi e ostetriche di poter seguire con un proprio consulente gli accertamenti medico-legali. L’autopsia è già stata effettuata il mese scorso, ora in procura attendono gli esiti dell’esame autoptico per una più precisa valutazione del caso.

Al momento resta il tragico racconto di quelle ore fatto dalla madre alla Gazzetta, partendo dalla mattina del 20 settembre scorso: «Quel giorno, alle 11, sono entrata in reparto che avevo le contrazioni - dice Latifa Bouqala - Il battito della bambina c'era e c'è stato fino a che sono entrata in sala parto, intorno alle 2 del mattino. Erano trascorsi dieci giorni dalla data presunta del parto, che era il 10. Alle visite precedenti mi avevano sempre rimandato a casa e anche in quelle occasioni il tracciato era normale. Anche lunedì, all'ultima visita».

La giovane racconta delle lunghe ore trascorse in reparto e poi del difficile travaglio in sala parto fino alle 3.46, quando è stato deciso il taglio cesareo. «A quell'ora l'utero non era ancora pronto - ricorda - Io chiedevo perché e come stesse la bambina, ma nessuno mi rispondeva. Un medico e un'ostetrica, intervenuti mentre ero in sala parto, hanno cominciato a spingermi con le braccia sull'addome. Le mie urla devono essere arrivate fino al parcheggio. Hanno usato anche la ventosa, ma non è servita».

Lo shock più grande in sala operatoria, sotto l'effetto dell'anestesia epidurale. «Mi sentivo trattare come un cadavere durante un'autopsia - si sfoga la giovane, comprensibilmente provata dal forte trauma - Continuavo a chiedere, ma invano. E poi non ho sentita piangere la mia bambina...»

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