Dati alle fiamme 9 camion

Il racket dietro l’attentato a una ditta di movimento terra di proprietà di un cutrese

REGGIOLO. Sono le 23.30 circa di martedì quando il buio della campagna di Reggiolo è squarciato dal bagliore di fuoco e fiamme. Nel cortile di una corte contadina trasformata in un parcheggio di mezzi pesanti, sono le cabine di nove mezzi a bruciare. Ma non è un incendio accidentale: quelle fiamme sono dolose, qualcuno ha volontariamente appiccato il fuoco. Ed è l'ombra del racket, della malavita organizzata a farsi sempre più consistente.

L'incendio. Siamo in strada Aurelia: una carraia non asfaltata e privata, che parte dalla provinciale 5, gira parallela al cavo Fiuma per uscire a ridosso del centro del paese. Impossibile passarci per caso: chi giunge qui lo fa secondo una precisa intenzione. A lanciare l'allarme sono gli abitanti di alcune case vicine. Sono pochi gli abitanti che vivono in questa zona, con abitazioni l'una distante dall'altra. Ma i boati sono fortissimi e ripetuti, sembrano bombe. Fanno paura. E ben presto, anche da lontano, il fuoco è una luce che non si può ignorare: le fiamme, alte e minacciose, svettano mentre divorano, uno a uno, tutti i mezzi.

La centrale operativa dei vigili del fuoco invia i suoi mezzi. L'incendio è ingente e il materiale che arde è altamente infiammabile e continua ad alimentare il fuoco. Per riuscire a domare quell'inferno ci vogliono una ventina di uomini, arrivati dalla centrale di Reggio e dai distaccamenti di Guastalla e Carpi: in tutto, ci sono 3 Aps, 3 autobotti e un carro-schiuma. Lavorano incessantemente per almeno tre ore.

Immediatamente, l'allarme arriva anche al 112. Sono gli uomini della stazione di Novellara ad arrivare sul posto. Per i primi cruciali accertamenti. Ma è evidente anche a occhio nudo che dietro a quegli incendi c'è la mano di qualcuno.

Il dolo. Di fronte a quei nove mezzi andati alle fiamme, non c'è infatti nemmeno modo di ipotizzare che ci si possa trovare di fronte a un guasto elettrico, a un problema tecnico. Perché se è vero che sette camion erano parcheggiati l'uno parallelo all'altro, e dunque a distanza ravvicinata, l'ottavo e il nono no: erano a oltre 50 metri dal gruppo. E anch’essi avevano la motrice divorata dalle fiamme.

Il primo naturale sospetto, dunque, è che qualcuno abbia raggiunto la cascina - disabitata - abbia utilizzato del liquido infiammabile, lo abbia cosparso sulle motrici e poi abbia appiccato il fuoco. Non risparmiando nemmeno un muletto, che era posteggiato poco lontano dai mezzi pesanti. Ma non sono che le prime congetture. Per formulare ragionamenti più completi ed esaustivi bisognerà attendere la perizia dei vigili del fuoco e gli accertamenti dei carabinieri incaricati degli accertamenti scientifici: sul posto, infatti, è stato fatto intervenire anche il Nucleo Operativo direttamente dalla compagnia di Guastalla.

I proprietari. Nel frattempo i carabinieri riescono a rintracciare i proprietari dei mezzi. Lo fanno attraverso le targhe posteriori dei veicoli, quelle sì risparmiate dal fuoco. I militari scoprono così che si tratta dei camion di un'unica ditta, la Bonifazio Autotrasporti. Una società che ha sede legale in via Euclide 61 a Cutro in provincia di Crotone. Un’attività che a fine 2011 risulta di proprietà al 95% di Domenico Bonifazio, mentre il restante 5% è di Giuseppina Moraika Bonifazio e che dichiarava un fatturato poco inferiore al milione di euro, un una leggera perdita a bilancio e debiti risicati.

Alcuni componenti della famiglia, impiegati nella stessa attività, arrivano sul posto non appena allertati dai carabinieri. C'è anche la figlia del titolare. Di fronte a tanta devastazione, alle carcasse scarnificate dei camion, all'odore pungente di copertoni e resine bruciate sui loro volti è evidente lo shock e lo sconforto. Il danno è infatti ingentissimo. «Si va da un minimo di 20mila euro a un massimo 70mila circa, per ogni mezzo» ci spiega uno di loro. Facendo due conti, non è azzardato stimare che ad andare in fiamme sia stato un valore pari a circa 500mila euro. «Domani non venite al piazzale» si affretta a comunicare via cellulare uno dei Bonifazio ai dipendenti, che rimarranno giocoforza a casa, in attesa di sapere quale sarà il destino dell’azienda. Gli ingenti danni e la mancanza di automezzi bloccherà per lungo tempo l’attività, contro la quale è stato messo a segno un probabile attentato che ne mina al momento la continuità.

Davanti ai carabinieri i responasbili dell’azienda e i loro parenti manifestano tutta la loro incredulità e lo sgomento per quello che è accaduto. Ñessuno di loro, infatti, sembrava aspettarsi un evento del genere, la cui dinamica verrà ora messa sotto la lente dalla Dda di Bologna, la direzione investigativa antimafia, che affiancherà il procuratore.

Non appena farà giorno, lo spettacolo sarà ancora più desolante. E diventeranno sempre più impellenti gli interrogativi ai quali l'intera società reggiana dovrà trovare risposte, su cosa sta succedendo a questo territorio.

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