Fungaioli beffati nel Parco da “rivali” arrivati in auto

Ligonchio, la denuncia: «Dopo la sveglia di notte e quattro chilometri a piedi superati da “concorrenti” sleali a bordo di tre veicoli sui sentieri vietati»

LIGONCHIO. Ha sporto una sorta di “denuncia” al Parco nazionale, con tanto di foto e dati desunti dai rilievi effettuati in prima persona, Roberto Malvolti, noto per essere il coordinatore del Comitato della statale 63, ma in questa vicenda in veste di semplice “fungaiolo” appassionato. E anche molto arrabbiato: con la vicenda di cui è stato protagonista torna ad aprire il tema delle sbarre che impediscono – o dovrebbero impedire – l’accesso dei mezzi motorizzati alle zone del Parco. Sbarre già protagoniste, poche settimane fa, di un episodio surreale, con una sbarra che era stata divelta, il Parco che aveva denunciato un atto di vandalismo e una persona (che aveva invece l’autorizzazione a entrare) che si era vista obbligata a forzarla perché al momento di rientrare a casa i lucchetti di chiusura erano stati cambiati.

Racconta Malvolti: «Ottobre, si sa, è tempo di funghi, tutti ne parlano e tutti li trovano, pertanto anch’io decido, in compagnia dei miei familiari, di passare una giornata nei boschi con questo scopo. Sveglia alle 4.50, sosta al bar per i permessi e via che si parte: l’auto si dirige verso Ligonchio, poi più su alla presa Alta, nella valle dell’Ozola: sono le 6.10, è buio, i parcheggi a lato della diga sono già pieni di auto. La gente parte, chi con la torcia, chi al chiaro di luna, visto che è piena. Ci vestiamo e partiamo torce in mano, oltrepassiamo la sbarra chiusa, un tubo di ferro che permette di accedere alla carraia solamente a piedi. Possono accedere solo coloro che sono autorizzati, i mezzi di soccorso, i gestori dei rifugi e la forestale».

Prosegue il commerciante castelnovese: «Iniziamo la salita, si sentono i profumi del bosco, la strada è dura, ma alla mente ti salgono i ricordi di abbondanti raccolte di funghi e questo allevia la fatica. Passano i minuti e le ore, si oltrepassa il ponte dell’Ozola e si inizia la salita verso la Bargetana, il buio si è tramutato in luce, la fatica inizia a farsi sentire nelle gambe. Il silenzio viene d’improvviso rotto dal fragore di mezzi a motore che salgono la strada: uno, poi due,tre».

Conclude Malvolti: «La domanda sorge spontanea, che ci fanno delle macchine qui alle 7 del mattino? Vedi passare i mezzi carichi di persone con zaini, bastoni che spuntano dal baule, quasi sghignazzanti a prenderti in giro, e tu lì, fesso, a esserti fatto 4 chilometri a piedi, alzato a notte fonda per raccogliere i funghi. E loro ancora odoranti di letto e cappuccino, lì belli freschi che ti passano davanti. Penso di essere diventato paonazzo dalla rabbia, pensando che gli “Er Batman” del fungo mi avevano preceduto, belli riposati e io fesso e onesto avevo camminato per ore. Ho fatto le foto delle targhe, delle lettere protocollate del Parco nazionale esposte sui cruscotti. Nel pomeriggio ho chiamato un funzionario del Parco, il quale gentilmente mi ha spiegato che le persone e i mezzi che hanno il permesso menzionato su quella lettera, possono solamente accedere oltre la sbarra per accompagnare persone non in grado di raggiungere i rifugi Bargetana e Battisti con le proprie gambe o disabili. Che ci facevano allora queste persone alle 7, vestiti da fungaioli, armati di bastoni e zaini? Andavano forse a bere un cappuccino ai rifugi? Ora aspetto che le autorità facciano il proprio dovere».

Luca Tondelli

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