Un documentario sul grande “Toni” Ligabue 

Storie inedite, filmati d’epoca, interviste a nomi celebri nell’opera del regista Ezio Aldoni dedicata al pittore di Gualtieri 

GUALTIERI

Da alcuni mesi c’è un regista – il brescellese Ezio Aldoni – che sta tessendo una complessa “tela”: sta infatti realizzando un documentario su Antonio Ligabue, un uomo e soprattutto un pittore dal tracciato romanzesco, con sullo sfondo la nevrotica solitudine dell’artista che non ha mai smesso di credere in se stesso, fiero della sua creatività ma fragilissimo nella vita di relazione.

Una narrazione per immagini che sta prendendo forma attraverso le poche e preziosissime testimonianze ancora viventi, di chi per svariati motivi, ha avuto l’occasione di relazionarsi con l’artista assieme alle testimonianze indissolubili, quali sono le sue opere e i luoghi dove Antonio ha vissuto. «Sarà un viaggio visivo – spiega il regista che ha già mostrato tutto il suo valore nel 2007 con il documentario “Amici nemici” incentrato sul cinema legato ai personaggi guareschiani di Peppone e Don Camillo – attraverso i luoghi dell’infanzia e dell’adolescenza nei dintorni di Zurigo, luoghi che l’artista ha sempre ricordato attraverso le sue opere, per poi soffermarsi a Gualtieri dove Antonio ha maturato la sua arte e dove ha particolarmente interagito con artisti locali e con la popolazione, sempre a stretto contatto con la tanto amata natura ispiratrice di mille capolavori, fino alla morte giunta nel 1965».

Il documentario alterna spezzoni d’epoca (chi intende collaborare con il progetto mettendo a disposizione documenti filmati o foto inedite può mettersi in contatto con il regista scrivendo a info@studiodigit.it) alle interviste a personaggi di spicco della cultura italiana, ma anche a giornalisti e a collezionisti ed esperti del maestro, per poi raccogliere le testimonianze degli attori e dei registi (già raccolto il contributo dell’attrice Pamela Villoresi che nel celebre sceneggiato Rai del ’77 interpretò il ruolo della moglie di Marino Mazzacurati, lo scopritore di “Toni”) che hanno fatto rivivere l’uomo e le sue vicissitudini (Beppe Carletti illustra la canzone “Dammi un bacio” che i Nomadi dedicarono a Ligabue e al suo problematico rapporto con l’amore), fino alle osterie ancora presenti a Gualtieri dove ancora oggi aleggia lo spirito errabondo di Antonio nei racconti che la gente si tramanda.

Vengono anche analizzate le “passioni di Ligabue”: le auto, le moto ed altri aspetti singolari della sua personalità (come la passione per la musica).

E ne sta uscendo un “quadro” oltretutto ricco di nuovi retroscena, scoop che daranno certamente ulteriore interesse all’opera.

Le interviste – già una decina quelle effettuate – sono intercalate da immagini ricche di poesia evocativa, curando in modo particolare la fotografia, iniziando dalla terra a cui ha dato i natali, la Svizzera e per l’appunto Zurigo, San Gallo e le zone circostanti per approdare a Gualtieri e la zona golenale del Po, dove l’artista ha respirato e contemplato la natura, vivendoci a stretto contatto.

L’intera opera è supportata da una colonna sonora realizzata ad hoc da musicisti locali, anche per cercare di far rivivere le musiche che contaminavano la pianura padana di quel periodo.

Infine, verrà fatta anche un’analisi psichiatrica moderna attraverso le vecchie cartelle cliniche conservate all’ospedale psichiatrico di Reggio, intervistando appunto specialisti del settore.

«L’obiettivo che mi sono fissato – prosegue il regista Aldoni – è quello di comporre un’ immagine limpida e il più possibile vicina alla realtà».

Il documentario – pensato per una durata di circa un’ora – è interamente girato in alta definizione, utilizzando le piu’ moderne attrezzature: ne sarà ricavato un dvd e un bluray che saranno distribuiti a livello nazionale, anche se la grande sfida è l’approdo nei vari circuiti televisivi nazionali ed internazionali.

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