Festini, assolto 57enne: «Case hard? Non c’entra»

Per la Corte, un 57enne correggese non era coinvolto a Parma nel giro di baby-squillo. Sono stati invece rifilati ventiquattro anni di carcere agli altri quattro imputati per violenza sessuale

CORREGGIO

Non c’entrava nulla con i due appartamenti a luci rosse in cui – a Parma – alcune ragazze, anche minorenni, vennero coinvolte in storie orrende, fra sesso sfrenato e ricatti.

A quasi tre anni dall’inizio del processo, è stato assolto «per non aver commesso il fatto» il 57enne William Fava – originario di Brescello, ma residente a Correggio – accusato di favoreggiamento della prostituzione. Secondo il pm Lucia Russo il correggese pagava una parte dell’affitto di due appartamenti (in via Dalmazia e borgo Carissimi) pur sapendo cosa avveniva in quelle stanze.

Ma l’avvocato difensore Luigi De Giorgi ha dimostrato, in aula, come il suo assistito fosse estraneo a quanto avveniva in quelle due abitazioni. «Non ebbe mai nulla a che fare con l’appartamento di borgo Carissimi – ha rimarcato il legale – mentre nella casa di via Dalmazia intervenne quando Franco Livagra era già andato via». Il riferimento della difesa a Livagra (condannato a 13 anni di carcere e poi morto nell’aprile scorso prima che la Cassazione si esprimesse) è centrale, perché l’idraulico parmigiano è stato considerato dagli inquirenti da sempre la “mente” del giro di studentesse-squillo costrette a rapporti sessuali dopo botte e minacce , da qui la pesante condanna per violenza sessuale di gruppo anche su tre minorenni e cessione di stupefacenti.

Nel processo – tenutosi in tribunale a Parma – gli altri quattro imputati parmigiani hanno subìto condanne fra i 9 e i 4 anni e 6 mesi (complessivamente pene per 24 anni agli «amici» di Livagra accusati per episodi di violenza sessuale, anche su minori). La Corte – presieduta da Eleonora Fiengo, a latere i giudici Gennaro Mastroberardino e Marco Vittoria – ha inoltre disposto che due ragazze costituitesi parte civile (di cui una minorenne) vengano risarcite con 50mila euro ciascuna dai quattro imputati condannati.

Il pm Lucia Russo aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati, ma la Corte è stata di diverso avviso relativamente a Fava.

Durante il processo le ragazze coinvolte in questa squallida vicenda non sono comparse in aula, in quanto i giudici si sono basati sull’incidente probatorio in cui le giovani avevano confermato la serie di violenze a cui furono sottoposte per anni. Valutate in udienza anche le intercettazioni telefoniche.

Allucinante quanto emerso nelle indagini: dal 2004 al 2007 Livagra e i suoi “amici” costringevano sette ragazze a rapporti sessuali (a volte anche di gruppo), convincendole con dei regali ma anche con soldi, droga, botte e minacce. Incontri a luci rosse avvenuti in appartamenti affittati ad hoc, ma anche in un magazzino.