Curcio sociologo «Il razzismo è frutto dell'ignoranza»

Renato Curcio già fondatore delle Brigate Rosse e a fianco, il dibattito

L'ex brigatista ha presentato il suo ultimo saggio nelle vesti di «ghostbuster» della cultura alternativa

 Un fantasma s'aggira per l'Europa, il fantasma del razzismo. Ha poche analogie con il comunismo marxiano, spauracchio della borghesia ottocentesca. E' uno spettro creato ad arte dalla scienza positivistica, ingigantito e agitato, al giorno d'oggi, dal sistema dell'informazione per favorire la schiavizzazione degli immigrati. Per combatterlo Renato Curcio, fondatore delle Brigate Rosse, ora dedito alla ricerca sociologica e alla produzione di saggi, si propone come un «ghostbuster» della cultura alternativa.  Ha scritto un saggio in cui denuncia, limitatamente al contesto italiano, le radici storiche di questo pregiudizio e le sue attuali manifestazioni. L'ha pubblicato l'anno scorso, con il titolo «Razzismo e indifferenza», grazie alla cooperativa Sensibili alle foglie, che ha sede in provincia di Cuneo e, attraverso un sito Internet, offre una nutrita serie di libri impegnati.  Curcio è venuto a presentare questa sua ultima opera sabato sera nell'affollata saletta della libreria Infoshop Mag6, in via Sante Vincenzi.  Giovanna Panigadi, consigliere della Mag6, l'ha presentato al pubblico, una sessantina di persone in gran parte abbastanza giovani per non vedere in lui soltanto il teorico e l'iniziatore della lotta armata.  Curcio ora ha una figlia di quindici anni e vive in provincia di Cuneo, nella medesima regione della sua famiglia di religione valdese. Non rimuove o rinnega il passato. Anzi, per mezzo della casa editrice Sensibili alle foglie, ha dato vita a un progetto di riflessione storica sugli anni di piombo sulla base delle testimonianze dirette di chi li ha vissuti.  E' lo stesso metodo antiaccademico e antimediatico che è stato seguito nel libro sul razzismo.  Esso, secondo l'autore, si fonda sulle mappe concettuali costruite da docenti universitari di grande prestigio come l'ebreo Cesare (Marco Ezechia) Lombroso, che misurava i crani dei briganti meridionali per dimostrare che il germe della criminalitá risiede in un'atavica arretratezza ereditaria, o come Alfredo Niceforo, che attribuiva un'ascendenza negroide ai nostri concittadini del Sud.  «Questa matrice italiana del razzismo - spiega Renato Curcio - è alla base anche dei crimini commessi dal nostro Paese in Africa durante l'epoca coloniale. Da noi, peró, non se ne parla. Non lo si insegna nelle scuole. E' in azione ancor oggi un macchina che produce ignoranza. Un tempo esisteva la censura. Ho attinto molto, peró, dai diari e dalle lettere dei soldati e, in genere, di chi raccontava esperienze dirette. Ora la macchina dell'ignoranza agisce per mezzo dell'informazione. Siamo bombardati dalle veritá sostitutive, soffocati dalle informazioni spettacolarizzate. Occorre riappropriarsi delle fonti orali, che sono il frutto dell'esperienza».  Questa è musica per le orecchie dei militanti di sinistra come Simone, anarchico del gruppo «Nopacchettosicurezza», che invita alla manifestazione del primo marzo e sentenzia: «L'unico modo per risolvere il problema è abolire le frontiere e le patrie». (l.s.)