Quale strada verso Dio? In viaggio insieme a Ruini

REGGIO. Una proiezione di ciò che sono i nostri desideri o, piuttosto, un indizio della nostra non autosufficienza? Da Simone de Beauvoir - che, in fondo, era ben contenta che Dio non esistesse visto che, nonostante le sollecitazioni a farlo, Dio alla fine non le si era rivelato in alcun modo - alla ragion pura di Kant, passando per i maestri del sospetto (Feuerbach, Nietzsche e Marx), senza tralasciare le analisi di Charles Taylor, un cattolico sincero, in cui il cardinal Camillo Ruini, ieri sera in duomo a Reggio per una conversazione col direttore di Avvenire, si ritrova. Intervistato dunque da Marco Tarquinio (colui che, dopo il caso Feltri-Boffo, ha preso le redini del quotidiano della Cei), Ruini ha voluto riaffrontare anche nella propria città (quella dove, nel 1981, incontrò per la prima volta lo stesso Dino Boffo) una tematica che gli sta a cuore.

«Dio: una grande domanda e una ancora più grande presenza» è infatti il titolo della relazione scelta, la stessa pronunciata a Subiaco (a marzo) in occasione del conferimento del premio San Benedetto. Dinanzi al cardinale, in una cattedrale stipata nonostante la serata piovosa, si sono seduti (oltre alla sorella di Ruini) il deputato del Pdl Emerenzio Barbieri, la presidente del consiglio comunale Emanuela Caselli, e il questore Domenico Savi. «Vi è in noi - ha detto poi Ruini, affiancato dal vescovo Adriano Caprioli e dall'ausiliare Lorenzo Ghizzoni - una tendenza spontanea ad avere fiducia nella nostra capacità di conoscere la realtà: questa fiducia è alla base dei nostri normali comportamenti. Quando però cerchiamo di giustificare razionalmente questa capacità, ci imbattiamo subito nella impossibilità di farlo attraverso un'argomentazione. Ogni argomentazione, infatti, presuppone la verità delle sue premesse, e quindi quella capacità di conoscere il vero che si vorrebbe dimostrare.

Rimane aperta, tuttavia, la strada di un'argomentazione in negativo: nella negazione di ogni verità soggettiva, o nell'affermazione che ogni nostra conoscenza è soltanto soggettiva, si nasconde infatti una contraddizione insuperabile, che si colloca tra il contenuto e l'atto che lo afferma. Questo atto, per sua natura, è sempre una presa di posizione sulla realtà, che pretende di conoscerla anche quando afferma che la realtà non è conoscibile». I problemi della via razionale verso Dio, insomma, sono più d'uno.

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