Vuotata la diga della centrale elettrica di Ligonchio

Intervento deciso dal ministero per consentire lavori di riparazione a uno scarico

LIGONCHIO. Lavori in corso alla diga della centrale idroelettrica di Ligonchio. Che, per qualche giorno, manterranno lo specchio d'acqua che dagli anni Venti incornicia il piccolo centro del crinale completamente vuoto. Uno scenario che, da queste parti, non capita poi tanto spesso di vedere. L'operazione, infatti, viene effettuata per ordinaria manutazione periodicamente. Di solito, per consentire di ripulire il fondo dallo strato fangoso che, col passare del tempo, si deposita. Ma l'ultima volta risale all'incirca a sette anni fa. Questa volta, infatti, il bacino è stato prosciugato per un'altra ragione: consentire ai tecnici dell'Enel di effettuare una riparazione a un'opera di scarico sommersa.

L'intervento è stato deciso dall'Ufficio tecnico per le dighe, che fa capo direttamente al ministero delle Infrastrutture. L'ente, periodicamente, effettua dei sopralluoghi sulle opere di sua competenza disseminate sul territorio nazionale. Per la diga di Ligonchio, dopo un incontro con gli enti interessati, ha disposto questo intervento. Come da prassi, è partito l'iter autorizzativo, che comprende anche alcune norme precauzionali per la popolazione: come il divieto di avvicinarsi alla diga, il mantenimento della distanza dall'alveo del Rio Amare nel tratto immediatamente a valle della diga, fino alla sua confluenza con il torrente Ozola. Sul posto, per la realizzazione, in questi giorni ci sono - oltre agli otto dipendenti della centrale - anche i colleghi giunti direttamente dalla sede Enel di Bologna.

«Le operazioni sono iniziate lunedì mattina con il recupero, da parte di una ditta specializzata, della fauna ittica presente nel bacino - spiega Alessandro Bianchi, responsabile della centrale - Sono state recuperate circa trenta trote, di grosse dimensioni. Sono state trasferite in una vasca a Collagna, ma una volta ultimati i lavori torneranno qui». Quindi, è stato dato avvio alle procedure di svuotamento vero e proprio del lago artificiale. Un processo piuttosto lento: per fare uscire i circa 180mila metri cubi di acqua c'è praticamente voluto un giorno intero. «Tutta l'operazione è stata seguita da vicino dai tecnici di Regione, Arpa e da un'altra ditta incaricata del monitoraggio ambientale - spiega Roberto Filoni, tecnico della sede Enel di Bologna - Questo per verificare che l'acqua rilasciata nel fiume Ozola fosse il più pulita possibile».

Per la stessa ragione, l'acqua del bacino è stata rilasciata nel corso d'acqua «diluita» con l'acqua pulita presa dallo stesso Ozola. I lavori di riparazione dureranno all'incirca una decina di giorni. Di questo arco di tempo, i tecnici approfitteranno per effettuare alcune misurazioni di controllo e riparazioni sulla spalla impermeabile del lago.

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