Prodi ai reggiani: "Cambiare subito o una nuova crisi fra 15 anni"

«Esplosa la crisi, si era detto che bisognava cambiare tutto. Poi, col passare dei mesi, il dibattito si è affievolito. Oggi stiamo andando avanti come se niente fosse. Ma attenzione, perché in questo modo fra 15 anni ci ritroveremo davanti a un’altra crisi e senza rimedi». Il monito è quello di Romano Prodi, giunto ieri a Reggio.
Nei timori del Professore - invitato da Car Server a pronunciare la sua «lectio magistralis» davanti all’imprenditoria reggiana - l’incalzare del «business as usual», come se tutto ciò che (da un punto di vista squisitamente economico) è accaduto negli ultimi anni alla fine risultasse assolutamente «normale». Nel mirino dell’ex premier, il tentativo di innalzare il potere di acquisto dei cittadini tramite un indebitamento «sempre più facile»: il credito al consumo e i mutui al 100 per cento ne sono un esempio. Al punto che il «debito immobiliare in Spagna è arrivato a sfiorare il 27% del Pil. In Italia è più basso anche perché la spilorceria a volte si dimostra un bene...». A ruota, però, Prodi affronta il tema delle banche, del debito accumulato dagli istituti di credito e quindi della cartolarizzazione finalizzata a «rivendere» quegli stessi debiti. Pacchetti messi in circolazione senza che però «vi fosse un controllo adeguato». Il mercato così «si autoregola», ma «quando si allenta la sorveglianza, la finanza diventa intoccabile e la società perde lo spirito critico. Si accorciano gli orizzonti, e si cercano risultati immediati. L’intera partita, infatti, si è giocata con un obiettivo solo: il rendimento a breve. Ma i sorveglianti dov’erano? Le società di rating hanno continuato a chiudere gli occhi. Tanto che 15 giorni prima che la Lehman’s fallisse, il giudizio» di una di queste società «è stato una tripla A». Ma forse - prosegue il Professore all’università di Reggio, davanti a una platea in parte istituzionale e in parte economica - «sono stato troppo buono sulle motivazioni di questa politica», riassumibile in una frase: si trattava di «una fontana che dava da bere a tutti. I protagonisti di questo flusso continuo si erano arricchiti senza eccezioni».
Oggi, però, come uscirne? «Io credo - è la ricetta-spot di Prodi - che sia necessario un ampliamento della base dei consumatori su scala mondiale. In che modo, altrimenti, far ripartire la meccanica reggiana?». Un passaggio, però, l’ex presidente del consiglio lo riserva ai mancati aumenti salariali e alla normalità della precarietà: «Già, perché anche nella testa delle persone si è interiorizzato il breve orizzonte. Dove possono, poi, le imprese procedono con le esternalizzazioni, e non abbiamo istituzioni che aiutino invece nelle fusioni e negli accorpamenti». Quanto alle banche, «ci sono istituti cooperativi che lavorano sul territorio e che sono andati a inserirsi laddove altri istituti quel rapporto lo hanno perso. Basti pensare a tutte le casse di risparmio» inglobate negli ultimi anni, «ma non intendo - ha precisato Prodi con chiaro riferimento allo scandalo Bipop-Carire - tirar fuori questioni che hanno toccato la nostra città e di cui in passato si è parlato ampiamente». L’ultimo passaggio: la responsabilità sociale dell’impresa, «una scelta volontaria ma non aggiuntiva, che non sostituisce le regole». (mi.sc.)