Romano Prodi ritrova il grande affetto dei reggiani

«Essere qui è motivo di profonda commozione Cercherò di restare più vicino alla mia terra»

SANT’ILARIO. Era già da un po’ di tempo che in paese non si parlava d’altro, ma chi se lo sarebbe aspettato che ieri mattina, verso le dieci, sarebbe entrato nel bar del centro per un caffè, il presidente del consiglio Romano Prodi. «Le dovrebbero fare un monumento alla pazienza», gli ha detto un anziano cliente del bar che si è avvicinato per stringergli la mano. Una battuta scherzosa in dialetto reggiano è bastata per rompere il ghiaccio. E’ iniziata così la giornata reggiana del premier, che prima ha inaugurato la sede del Pd di Sant’Ilario poi l’archivio Emilio Sereni a Gattatico.
Una mattina intensa che ha visto il presidente protagonista sul palco allestito in via Gramsci insieme a tante altre personalità politiche, accolte dal padrone di casa Paolo Croci, segretario locale del Pd. La folla sotto il palco, è una folla di reggiani, di quelli che sono venuti a salutare il loro presidente. Gente che non ha paura di stringere la mano a chi rappresenta un istituzione e nemmeno di avvicinarlo con qualche richiesta, rigorosamente in dialetto.
Presidente, quella che vede qui è la sua gente, che si è radunata per dimostrarle il loro affetto. Cosa ne dice, però, di tutti quelli che hanno manifestato il loro malumore e che spesso non trattengono critiche per quello che è stato?
«Essere qui - ha detto Prodi - è per me motivo di grande commozione. Mi ero preparato discorsi belli e articolati, di quelli fatti apposta per queste occasioni, ma quando sono stato lì per parlare ho deciso di rispondere all’affetto della mia gente, parlando direttamente, senza frasi fatte. Io so che non tutti sono disposti, come oggi i reggiani, a dimostrarmi il loro sostegno. Il punto è che c’è una contraddizione forte tra il dimostrare che il Paese versa in condizioni pessime e promettere il paradiso in un giorno: io al governo ci sono stato e mi si deve riconoscere che non ho mai nascosto le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare. Non si crea il paradiso in un giorno, non si forma un nuovo partito sul predellino di una macchina: sono 12 anni che lavoriamo per la nascita del Partito democratico e ora c’è una grande opera di mediazione da continuare e Walter Veltroni si sta dimostrando molto capace in questo».
Questa è una giornata importante, anche perché si inaugura la biblioteca-archivio intitolata a Emilio Sereni. Un evento significativo per i reggiani in uno dei luoghi storici della memoria locale e lei è presente: questo significa che d’ora in poi, diminuendo i suoi impegni, sarà più vicino alle nostre zone?
«Più il tempo passa e più mi sento radicato nella mia terra. Io sono nato a Scandiano, i miei genitori hanno lavorato su queste terre e qui è la mia casa. Al termine delle elezioni tornerò a vivere a Bologna e da quel momento mi aggirerò per queste zone e vedrete che sarò ancora più presente di come sono stato in questi anni. Sono contento di assistere all’inaugurazione della biblioteca Sereni, perché un reggiano sa qual è l’importanza di quel luogo, simbolo della forza della memoria, del sapere e delle radici. Ecco: bisogna custodire fino in fondo le nostre origini ed educare i giovani secondo credenze forti, che i nostri padri ci hanno tramandato, come memoria, valori e conoscenza. Una politica fatta di slogan e poca riflessione non porta da nessuna parte».
Da buon reggiano, segue ancora la sua squadra, la Reggiana?
«Certo che la seguo, sono un vero tifoso, è una passione che ho sempre avuto. Quando la domenica sera non sono a casa, telefono a mio figlio per chiedere i risultati. Quest’anno forse ce la facciamo: c’è il Bassano che non molla ma io ci credo. Bisogna però arrivare primi, altrimenti, se ci tocca ancora fare i play off, diventa lungo e pericoloso. Forza ragazzi, chissà che, quando sarò un po’ più libero, non riesca anche a vedere qualche partita allo stadio».
Martina Castigliani