Sangue infetto, danni per 120 milioni

Per i 400 reggiani contagiati da sangue infetto e che, da anni, sperano in un risarcimento-danni - calcolato approssimativamente sui 120 milioni di euro - si sono aperte due nuove strade giudiziarie.
Una svolta che ridà speranze a chi ha visto, dall’oggi al domani, la propria vita sconvolta, con danni fisici permanenti che in alcuni casi hanno portato purtroppo alla morte (rimangono comunque gli eredi a «combattere»). Un martirio silenzioso - che si rifà agli anni Settanta-Ottanta - causato da trasfusioni di sangue o di emoderivati per le ragioni più diverse: interventi chirurgici, parto, incidenti stradali, infortuni sul lavoro, trasfusioni legate all’emofilia. Per quelle trasfusioni a rischio nella nostra provincia in 400 devono ora convivere con l’epatite B, l’epatite C, la sieropositività e con una malattia terribile come l’Aids.
In 250 hanno già ottenuto un indennizzo dallo Stato, una forma d’assistenza per poter affrontare una vita spesso al limite. L’indennizzo - previsto dalla legge nº210 del 1992 - è calcolato su otto categorie di danneggiati: si oscilla su importi da 1.094 sino a 1.250 euro, elargiti ogni due mesi. La maggior parte di queste 250 posizioni sono state seguite dal patronato Inca-Cgil tramite l’avvocatessa Paola Soragni. Ma ora è la partita del risarcimento-danni - mai sinora sbloccatasi - che ha trovato due importanti «accelerazioni». Sul finire del 2007 il Senato ha approvato un disegno di legge, legato alla Finanziaria, che dà risorse a livello nazionale per 350 milioni di euro (in due tranche datate 2007 e 2008). Un finanziamento per arrivare a «transazioni» per chi è stato danneggiato da sangue infetto (e che ha instaurato azioni di risarcimento-danni tuttora pendenti). Un’ottantina di reggiani ha già intrapreso questa via contro il ministero della Sanità davanti ai tribunali siti in sede di Corte d’appello (nei casi riferibili a Reggio davanti al tribunale di Bologna). Ai primi di gennaio una seconda strada è stata aperta da una decina di sentenze della Cassazione che ritengono legittime le azioni legali da parte di chi è stato infetto anche prima del 1988 (in ambito reggiano circa i 2/3 dei 400 infetti). In quest’ambito le cause si svolgono - contro la Regione o il Commissario liquidatore delle vecchie Usl - davanti ai tribunali ordinari. Una trentina sono già state avviate in tribunale a Reggio, ma è solo l’inizio.