Droni, fregate e carri armati. La lista Ue per le spese militari

l dossier della Commissione per potenziare gli investimenti nella difesa. «Il ritorno della guerra in Europa sottolinea l’urgenza di proteggerci»

Sistemi anti-aerei e anti-missili, droni, artiglieria a lungo e a corto raggio, corvette da pattuglia e fregate. Ma anche satelliti e sistemi di cyberdifesa «con potenzialità offensive». Oltre a «un’urgente necessità di ricostruire le scorte di munizioni, missili e altri pezzi di ricambio» per rimpiazzare il materiale inviato all’Ucraina. Sono questi i principali punti nella dettagliata «lista della spesa militare» preparata dalla Commissione europea in vista del Consiglio europeo del 30-31 maggio.

L’elenco compare nel documento che sarà presentato ufficialmente mercoledì, ma che già martedì sarà svelato ai 27 ministri della Difesa. Come anticipato ieri da «La Stampa», l’esecutivo Ue propone di rimediare a queste carenze creando una centrale unica per gli acquisti congiunti di armi. La lista è frutto di un’analisi sulle lacune negli investimenti che è stata prodotta dalla Commissione alla luce degli sviluppi in Ucraina. «Il ritorno della guerra ad alta intensità in Europa – si legge nella bozza del documento, al momento ancora riservata – ha messo in evidenza gli effetti dannosi di anni, se non decenni, di sottoutilizzo della difesa in tempo di pace».

Nelle scorse settimane quasi tutti gli Stati membri hanno annunciato un aumento delle spese militari, circa 200 miliardi di euro in totale. Ma per la Commissione il problema non è soltanto «quanto» si spende: bisogna migliorare il «come» e il «per cosa». Sul come, la proposta è di farlo insieme, attraverso una strategia condivisa e appalti comuni. Ma per Bruxelles è importante definire anche le reali necessità degli eserciti europei, quali armamenti acquistare, perché l’invasione russa in Ucraina ha segnato il ritorno di quella guerra convenzionale che l’Europa pensava di essersi lasciata alle spalle.

È per questo che Bruxelles, nella sua analisi, avverte: «Alla luce della minaccia russa, la difesa aerea e missilistica è una delle lacune più pressanti. Difendere dalla minaccia di missili balistici e ipersonici a corto raggio le aree occupate dalla popolazione, le forze militari e le infrastrutture critiche è una sfida fondamentale». Bisogna poi «contrastare la potenzialità dei droni», un ambito in continua evoluzione «in cui l’offerta industriale europea rimane frammentata e con limiti operativi». Sul fronte del combattimento aereo, il documento dice che «una delle lezioni-chiave della guerra in Ucraina è il valore dei droni più piccoli con capacità di sorveglianza». Per questo l’Ue chiede di accelerare con lo sviluppo e la piena operatività dell’Eurodrone Male Rpas, prodotto in collaborazione da Germania, Francia, Italia e Spagna. Ma anche di potenziare ed espandere la flotta di aerei da combattimento, «con particolare attenzione ai caccia multiruolo».

C’è poi una parte dedicata al combattimento terrestre, dove si evidenzia la necessità di «aggiornare e ampliare» l’inventario esistente dei principali carri armati e dei veicoli corazzati, oltre all’artiglieria a corto e lungo raggio. Sebbene la guerra in Ucraina sia principalmente terrestre, il fatto che «il Mar Nero, il Mar Baltico e il Mediterraneo siano sempre più contesi» suggerisce – secondo la Commissione – di investire in fregate, sottomarini e corvette da pattuglia, oltre che in piattaforme senza equipaggio per il controllo subacqueo e di superficie.

Accanto alla sfera più convenzionale, c’è però la necessità di affrontare le nuove sfide attraverso le ultime tecnologie. A partire dai satelliti per l’osservazione terrestre e dai sistemi «per la protezione dell’infrastruttura spaziale dell’Ue». Nel campo della cyberdifesa, l’Ue consiglia di sviluppare una strategia comune ad ampio spettro che vada dalla ricerca all’individuazione delle minacce, fino alla protezione e alla risposta, anche con «potenzialità offensive», seppur «come mezzo di deterrenza». Su questo, l’Unione europea «può offrire una piattaforma per la cooperazione tra i servizi dell’Ue e gli Stati membri».

Per fare tutto ciò servono ovviamente strumenti finanziari comunitari (il piano propone di creare un nuovo fondo extra-bilancio) e incentivi per gli investimenti congiunti. L’idea è di esentare gli appalti comuni dall’Iva, ma anche di convincere la Banca europea per gli investimenti a rivedere la sua politica che vieta il finanziamento di progetti militari. 

(fonte: La Stampa)