Pegasus, anche l’ex premier Prodi nella lista dei probabili spiati

Il suo nome rientra nel gruppo degli oltre 10mila contatti che sarebbero stati usati per lo più dall'intelligence, insieme anche all'attuale presidente del Consiglio europeo Charles Michel e il francese Emmanuel Macron

Figura anche il nome di Romano Prodi tra i bersagli del presunto spionaggio Pegasus. Lo ha riportato il Washington Post, uno dei 17 soggetti autori dell'inchiesta che ha portato alla luce l'uso illegale del software di produzione israeliana da parte di governi. Il nome dell'ex premier italiano rientra nel gruppo degli oltre 10mila contatti che sarebbero stati usati per lo più dall'intelligence del Marocco contro avversari e contro la rivale Algeria. Tra essi anche l'attuale presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, il presidente francese, Emmanuel Macron, il re del Marocco Mohammed VI e persone dello staff del direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. Il giornale americano riporta che ieri Prodi è stato contattato al numero che figura nella lista, che ha risposto ma non ha voluto commentare. Il nome di Prodi potrebbe essere legato alla sua nomina, nel 2012, a inviato speciale dell'Onu per il Sahel. Michel, invece, sarebbe stato vittima dello spyware quando era ancora primo ministro del Belgio. Tra i 50mila potenziali bersagli dell'intera inchiesta figurano anche, oltre a Macron, altri due presidenti in carica: Barham Salih in Iraq e Cyril Ramaphosa in Sudafrica. Tre attuali primi ministri, Imran Khan del Pakistan, Mostafa Madbouly dell'Egitto e Saad-Eddine El Othmani del Marocco. Sette ex primi ministri, che secondo l'inchiesta sarebbero stati messi nella lista mentre erano ancora in carica: lo yemenita Ahmed Obeid bin Daghr, il libanese Saad Hariri, l'ugandese Ruhakana Rugunda, il francese Édouard Philippe, il kazako Bakitzhan Sagintayev, l'algerino Noureddine Bedoui e il belga Carlo Michele. 

Il Marocco ha espresso «grande stupore» per la pubblicazione di «accuse errate», riporta il Washington Post. «Il Marocco è uno Stato governato dallo Stato di diritto, che garantisce la segretezza delle comunicazioni personali in forza della Costituzione» è stata la risposta del governo di Rabat. Dal canto suo, la Nso, l'azienda israeliana produttrice si è difesa dicendo che l'elenco trapelato di 50.000 numeri «è un elenco di numeri che chiunque può cercare su un sistema open source per motivi diversi dalla sorveglianza tramite Pegasus. Il fatto che un numero appaia su quell'elenco non è in alcun modo indicativo del fatto che quel numero sia stato selezionato per la sorveglianza tramite Pegasus». Intanto, la Procura di Parigi ha aperto un'inchiesta, mentre ieri il commissario alla giustizia Ue, Diddier Reynder, ha annunciato indagini informali per far luce sulla vicenda, che nell'Ue vede coinvolto il governo ungherese.

(fonte: La Stampa)