Risiko Mps, l'incognita ricapitalizzazione accende gli analisti. I sindacati denunciano la banca per comportamento antisindacale

Una veduta di palazzo Salimbeni a Siena, sede di Mps

Il dossier Mps entra nella fase più calda e fioccano le indiscrezioni sulle prossime mosse del Tesoro e di Unicredit

La vicenda Mps resta in primissimo piano e alimenta nuovi rumors che parlano di un aumento di capitale di oltre 3 miliardi. E mentre il risiko bancario fa notizia su più fronti, intanto i sindacati denunciano Rocca Salimbeni per comportamento antisindacale.

Il dossier del Monte dei Paschi e del suo destino entra nella sua fase più calda, e a intensificare il focus sulle fusioni nel settore ci pensano indiscrezioni riportate da Affari & Finanza che indicano il desiderio di UniCredit, ma anche di Intesa SanPaolo, di continuare a fare shopping di asset bancari. Altra indiscrezione, perché di questo si tratta, riguarda UniCredit. Su piazza Gae Aulenti viene segnalato che il numero uno "Andrea Orcel ha mostrato scarso interesse all'ipotesi di una 'Galassia del Nord' con Generali e Mediobanca. Mentre, dopo l'operazione Mps, la strada verso il Banco Bpm, potrebbe riaprirsi".


Sempre secondo i rumors, Carlo Messina, ad di Intesa SanPaolo, sarebbe inoltre già pronto a cercare un nuovo "oggetto" di shopping, anche se finora non avrebbe trovato "condizioni soddisfacenti per procedere a un'acquisizione". "Il dossier - si legge su Affari & Finanza - sarebbe dunque stato aggiornato a tempi migliori". L'articolo spiega che a Intesa SanPaolo "secondo fonti finanziarie, da mesi starebbero studiando altre banche e società di gestione del risparmio in vari Paesi membri, tolte Germania e Francia considerate le meno espugnabili, e con occhio particolare a Olanda, Belgio, Spagna". E tuttavia, "sarebbe emersa scarsa disponibilità negli eventuali interlocutori e nelle istituzioni locali, tutti poco propensi a incrociare i loro destini con un gruppo molto concentrato in Italia, e legato a un rischio Paese che in Europa ancora si teme".

Intesa SanPaolo, protagonista in queste ore con lo stacco della corposa cedola di 0,0996 euro per azione, intanto ha in programma poi una ulteriore distribuzione di 1,4 miliardi da pagare, sotto forma di interim dividend, il 24 novembre 2021 (con stacco cedola il 22/11). E a piazza Affari ha chiuso in affanno a -3,2%, ritracciando dai massimi annui toccati venerdì. Unicredit ha ceduto lo 0,97%.

Nel frattempo indiscrezioni e opinioni sul Monte fioccano. L'agenzia di stampa Bloomberg ha riportato l'opinione degli analisti di Citi, secondo cui un investimento superiore alle attese da parte del Tesoro potrebbe aiutare Mps a centrare i prerequisiti necessari per una fusione con UniCredit. Citi riprende le indiscrezioni di Bloomberg Report, secondo cui il governo italiano starebbe "considerando una ricapitalizzazione di almeno 5 miliardi, considerevolmente più alta rispetto ai 2 miliardi 2,5 miliardi di aumento di capitale precedentemente indicati da Mps. Un aumento di capitale più corposo, rispetto alle attese di prima, da parte del Mef, "renderebbe possibile... il raggiugimento della condizione di neutralità sul capitale (dell'operazione) per UniCredit", hanno puntualizzato gli esperti della banca americana.

Mps poi fa rima con risiko, ma anche con sindacato. Le sigle Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca e Unisin hanno depositato al tribunale del lavoro di Siena una denuncia nei confronti della banca senese per comportamento antisindacale. Mps, spiegano i sindacati in una nota, "ha avviato tre procedure fortemente impattanti per i lavoratori e per l'organizzazione della banca", in primo luogo avviando "un'operazione di distacco decennale che coinvolge circa 300 colleghi senza metterci nelle condizioni di fare le nostre valutazioni e osservazioni, attraverso la definizione di un 'contratto di rete', fino ad oggi mai utilizzato all'interno del Gruppo Mps, che può aprire cupi orizzonti per la gestione del personale e degli esuberi", e poi avviando "altre due procedure: chiusura filiali e riassetto mondo corporate, relative a un Piano Industriale mai approvato dall'Europa, senza indicarci una data di convocazione". Per le sigle sindacali "la banca non ci ha lasciato altra scelta". Risultato? Relazioni industriali interrotte fino a data da destinarsi.