Coronavirus, aumento salariale d'oro per il ceo di AstraZeneca: è polemica

Pascal Soriot, ceo di AstraZeneca

Oltre 20 milioni di euro annui. Ma Soriot fa valere il boom di fatturato

AstraZeneca nuovamente nell'occhio del ciclone, ma questa volta non per le tensioni con Bruxelles sulla tempistica delle forniture dei vaccini anti coronavirus bensì per il sostanzioso bonus salariale promesso al suo amministratore delegato, il francese Pascal Soriot, che diversi investitori della City giudicano inopportuno ed eccessivo.
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Come anticipato nelle scorse settimane dal Financial Times e rilanciato ieri dal Mail, il consiglio d'amministrazione è convocato per approvare l'aumento degli emolumenti a Soriot di altri 2,3 milioni di sterline, fino all'equivalente di oltre 20 milioni di euro annui, sullo sfondo di un quadro che resta estremamente positivo per il colosso farmaceutico anglo-svedese in barba al recente annuncio del mancato rinnovo del contratto Covid con l'Ue. Un aumento che non pochi azionisti considerano più che meritato, numeri e prospettive alla mano, ma che non riscontra unanimità dei consensi nel distretto finanziario di Londra. A cominciare dagli investitori di Aviva Investors o di Standard Life Aberdeen, preoccupati per l'immagine internazionale dell'azienda: che ha sì prodotto il vaccino realizzato dall'Università di Oxford a costo di produzione, ma poi è stata accusata dall'Unione Europea di non rispettare le scadenze di consegna. Altri gruppi di consulenza hanno espresso a loro volta perplessità, sottolineando come - a causa dell'emergenza sanitaria - oltre la metà degli amministratori delegati delle aziende quotate nel FTSE100 abbia visto congelati i propri stipendi per il 2021. Restano però i successi conseguiti da Soriot, anche prima della pandemia, dal suo arrivo nel 2012 alla testa di AstraZeneca, e la crescita del fatturato dell'11% (7,32 miliardi di dollari) negli ultimi 12 mesi. «Lui quei soldi li vale tutti», ha tagliato corto al Times fra gli altri Samuel Johar, presidente di Buchanan Harvey. 

(fonte: La Stampa)