Toninelli e le pressioni di mister Moby: “Mi sono fatto tanti nemici potenti”

L’ex ministro rivendica la linea dura contro la compagnia: «Io non ho mai autorizzato proroghe di concessioni». Poi difende il fondatore: «Come fai a non avere fiducia in uno che da quando è entrato in politica ha perso soldi?»

«Su Onorato non ho nulla da dire. Io ho fatto solo ciò che si doveva fare. Cioè ho detto che si fanno le gare e non le proroghe delle convenzioni». L’ex ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli risponde ai messaggi di WhatsApp a singhiozzo, come se non sapesse nemmeno lui se le notizie dell’inchiesta milanese per traffico d’influenza che vede indagati Beppe Grillo e il patron del gruppo di navigazione Moby-Cin Tirrenia Vincenzo Onorato siano l’occasione giusta per levarsi qualche sassolino dalle scarpe. Come se quello che oggi è un senatore semplice fosse combattuto tra la fedeltà al Movimento Cinque Stelle e al suo Garante, per cui questa vicenda a pochi giorni dall’elezione del nuovo presidente della Repubblica rappresenta certamente «una brutta grana, che non ci voleva», e il desiderio di ribadire ciò che ha sempre detto sul suo essere un hombre vertical, un cittadino nella stanza dei bottoni. O, per dirla con il sottotitolo della sua autobiografia politica, «il ministro più attaccato di sempre».

Secondo le ipotesi degli investigatori, Grillo avrebbe veicolato tramite alcuni parlamentari e altre volte rivolgendosi direttamente ai ministeri dei Trasporti e dello Sviluppo economico, una serie di messaggi di Onorato mirati a ottenere leggi e finanziamenti per salvare Moby. Vero? Falso? Chi sono i politici coinvolti? Ciò che è certo, al di là delle presunte pressioni di Grillo sulle quali si esprimeranno i magistrati, è che Toninelli ha sempre avuto parecchie perplessità sul gruppo marittimo. E non solo durante le riunioni di governo o nei colloqui con il suo staff. Fra il ministro venuto dalla pianura padana e l’armatore campano, anzi, si arrivò a uno scontro frontale mezzo stampa. Il casus belli furono alcune dichiarazioni rilasciate da Toninelli nel gennaio del 2019 quando, durante una visita in Sardegna per sostenere il candidato pentastellato alle regionali, annunciò lo stop alle «vecchie concessioni che provocano solo danni ai cittadini» promettendo entro il 2020 una nuova gara per garantire la continuità territoriale dell’isola. Onorato restituì il colpo con stizza dandogli dell’ignorante e accusandolo di fare «pura campagna e demagogia elettorale». Seguirono strascichi per giorni, con Toninelli che sul Blog delle Stelle minacciava di ricorrere alle vie legali.

Ieri, confrontandosi con i suoi sostenitori durante una diretta Facebook dedicata alla pandemia e al Quirinale, nell’ex ministro hanno prevalso innanzitutto la disciplina di partito e la difesa senza se e senza ma del «fondatore». Alla signora Gabriella, che gli chiede di spiegare «questa nuova storia su Grillo», risponde: «Non ne ho la più pallida idea. Non so assolutamente nulla. Ma ho piena fiducia in Beppe. Come fai a non avere fiducia in uno che da quando è entrato in politica ha perso soldi? Gli altri hanno usato la politica per arricchirsi, lui no».

Sollecitato a parlare del caso in privato, però, non resiste alla tentazione di ripercorrere il film della sua esperienza governativa (durata poco più di quindici mesi) alla luce di ciò che sta emergendo dalle carte della procura di Milano: «Se mi hanno sostituito al governo anche per questa mia fermezza? Non ho elementi per rispondere, ma di certo per quello che ho fatto da ministro mi sono fatto tanti nemici potenti». Che lei sappia qualcuno ascoltava Vincenzo Onorato dentro il Movimento 5 Stelle? «Non lo so proprio. Quello che so è che io volevo servizi efficienti e tariffe più basse, ma soprattutto che non concedevo mai proroghe di concessioni e che non l’ho fatto nemmeno in questo caso». Nel merito dell’indagine milanese, in ogni caso, ribadisce di non voler entrare: «Se sono stupito dall’inchiesta? Le mie sensazioni non hanno valore». 

(fonte: La Stampa)