Tamponi gratuiti per i dipendenti senza Green Pass: i casi di alcune aziende italiane

Piquadro li mette a disposizione di tutti i lavoratori non vaccinati che ne faranno richiesta. L’Ad di Kiko: «Non deve essere né l’azienda né la collettività ad assumersi questo costo». Metro, prima azienda della grande distribuzione,  offrirà il rimborso totale 

La guerra sul Green Pass è in atto da mesi, ma con l’approssimarsi del 15 ottobre, data in cui sarà obbligatoriamente richiesto a tutti i lavoratori, i contrasti emergono più decisi. Chi finora ha rifiutato le somministrazioni di vaccino, dovrà ricorrere a tre tamponi settimanali per poter lavorare sia in ufficio che da casa. Le aziende iniziano a schierarsi, alcune in difesa del certificato verde e contro chi decide di non vaccinarsi, altre sostenendo i costi dei tamponi per i propri lavoratori No Vax.

L’ultimo è il caso di Piquadro, società nel settore degli articoli di pelletteria, che da oggi offre tamponi gratuiti a tutti i dipendenti non vaccinati che ne fanno richiesta. L’annuncio, arrivato in una nota interna sui dati di fatturato del primo semestre del 2021/22, è spinto da due motivazioni, una etica e una scientifica. Quella etica, afferma il presidente Marco Palmieri, «È per evitare che le assenze dei dipendenti non vaccinati ricadano sui presenti, con problemi di turnazioni, anche nei weekend ad esempio». E poi c'è il fronte organizzativo, «non sappiamo quanto tempo le persone potrebbero stare a casa, diventa difficile così predire l'organizzazione aziendale» e sostituire gli assenti con nuovi contratti, secondo l'amministratore delegato, non è fattibile. «Non si sostituiscono le persone dall'oggi al domani. Per trovarle, selezionarle, formarle, servono almeno un paio di mesi».

«Da un lato è un errore e mi dispiace farlo» dice Palmieri, che sottolinea però che l’azienda «Sin dall'inizio dell'emergenza sanitaria, ha immediatamente affrontato il nuovo e difficile scenario, conformandosi a tutte le prescrizioni previste dal Governo italiano e dai governi e dalle autorità pubbliche dei Paesi in cui il gruppo Piquadro opera, attivando misure eccezionali volte alla massima tutela della salute dei propri dipendenti e collaboratori, nonché a quella della propria immagine, quali il ricorso al lavoro da remoto, l'applicazione di misure di distanziamento sociale, l'adozione di dispositivi di protezione individuale e procedure di igienizzazione dei locali, garantendo, allo stesso tempo, la continuità operativa nei limiti ovviamente delle disposizioni di legge straordinarie imposte nelle diverse giurisdizioni». Cautele, prosegue, che «vengono tuttora scrupolosamente rispettate e adempiute dal gruppo Piquadro e all'interno dei diversi stabilimenti». 

Di parere opposto l’azienda di cosmetici Kiko, che tramite l’Amministratrice delegata Cristina Scocchia, durante la trasmissione televisiva Otto e Mezzo, fa sapere che «Chi decide di non vaccinarsi deve pagare le spese di questa decisione. E non deve essere né l’azienda né la collettività ad assumersi questo costo». La questione non è «economica, – ha sottolineato Scocchia – ma una questione di principio. Il Green Pass e una sua corretta applicazione sono fondamentali per uscire da questa pandemia. Quindi andremo avanti per questa strada nonostante le difficoltà».

Green Pass, l'ad di Kiko: "No ai tamponi gratis per i dipendenti non vaccinati. Paghino la scelta"

Nell’azienda, che conta 2500 dipendenti, oltre il 15% non è ancora vaccinato. «Non faremo controlli a campione, ma controlli puntuali. Chi non ha il Green Pass dovrà tornare a casa e verrà sospeso. Io come datore di lavoro ho il dovere di garantire la salute e la sicurezza di tutti i miei dipendenti, vaccinati e non vaccinati, e oggi il modo migliore è applicare le regole del Green Pass senza tentennamenti, senza ritardi e senza sconti» ha concluso Scocchia. Le sue parole sono state riportate e accolte positivamente dal virologo Burioni su Twitter.

La Metro è la prima azienda della grande distribuzione ad offrire il rimborso totale del costo dei tamponi

Tamponi rimborsati al 100 per cento dal 15 al 31 ottobre per tutti i dipendenti che non hanno ancora il Green Pass: è questo uno dei punti del protocollo anti-Covid di Metro, azienda tedesca della grande distribuzione che in Italia ha 4500 dipendenti, dislocati in 50 punti vendita, una sede principale a San Donato Milanese (Mi) e altri due depositi. L'accordo, grazie al quale Metro diventa la prima azienda della grande distribuzione a offrire ai propri lavoratori il rimborso completo dei tamponi, è frutto di un lavoro che va avanti da mesi portato avanti con i sindacati. «Per il momento - spiega Roberto Paternoster, rappresentante della Filcams Cgil che ha preso parte al tavolo - Metro si è detta disponibile per rimborsare i test fino al 31 ottobre, anche se è molto probabile che poi questo accordo si protrarrà». Anche perché il costo per la stessa azienda è minimo, a fronte della possibilità di rimanere, in particolare in alcuni reparti, senza personale specializzato. «Ma è chiaro che il nostro obiettivo», chiarisce il sindacalista, «è che tutti prima o poi si vaccinino, anche se avremmo preferito che il Governo ponesse l'obbligatorietà della vaccinazione».

Al momento, tuttavia, non è possibile stabilire quanti lavoratori di Metro siano, in Italia, sprovvisti del certificato verde. «Secondo le nostre stime, però, sarebbe una cifra più bassa del 15 per cento stimato come media nazionale», dice Paternoster. Una delle ragioni che ha consentito di arrivare a questa soluzione è, come spiega il delegato Cgil, «il fatto che in alcuni reparti considerati centrali per l'azienda, come ad esempio quello commerciale, in cui i venditori hanno contatti con persone esterne, si rischiava che il tasso di non detenzione del Green Pass fosse alto e questo avrebbe portato molti a non poter lavorare. In quel caso Metro avrebbe avuto dei problemi nel portare avanti il lavoro quotidiano perché appunto sarebbe mancato il personale».

(fonte: La Stampa)