Caserta, minacciata di morte perché ha il Covid. Interviene il sindaco: "Avere il virus non è una colpa"

Parla Rosalba, la donna di Cesa nel Casertano additata dai vicini come untrice: «Ho avuto paura per la mia vita». Il primo cittadino: «Vinca l'intelligenza, non la paura»

«Un episodio brutto e increscioso» l'ha definito il sindaco di una piccolo paese campano dove una donna è stata insultata e minacciata di morte perché ha il Covid-19. "Avere il coronavirus non deve essere una vergogna né deve essere motivo di discriminazione" ha denunciato il primo cittadino di Cesa, in provincia di Caserta, Enzo Guida. Strigliando la popolazione con un messaggio dritto contro ogni tipo di violenza: «Dobbiamo restare umani, dobbiamo essere civili. Contrarre il Covid non è una colpa, soprattutto quando questa infezione ha assunto i caratteri della diffusione mondiale - ha detto -. Mi auguro che ciò non accada più ma soprattutto che si comprenda che dobbiamo dare una mano a chi soffre, chi sta combattendo una battaglia difficile, contro un nemico invisibile e subdolo. Deve vincere l’intelligenza e non la paura».

L'appello

«Dopo il mio appello le cose sono migliorate e gli episodi contro la signora aggredita per fortuna sono cessati - spiega Guida a LaStampa.it -. È stata la sorella a segnalarmi quanto accaduto raccontandomi di vessazioni, atti di bullismo, minacce e insulti pesanti rivolti alla donna da parte dei suoi vicini di casa. Che, dopo aver saputo della sua positività, oltre a quella della figlia e del marito, hanno iniziato una vera e propria caccia all'untore». A confermarlo è la stessa vittima delle aggressioni verbali, Rosalba, 53 anni: «Ho avuto davvero molta paura per la mia incolumità - racconta, e dal tono di voce si capisce che è ancora scossa anche se adesso, dopo la bacchettata del sindaco, la situazione sembra esser tornata tranquilla, almeno all'apparenza. «Mi sono spaventata  - continua - quando ho sentito per le scale e nel cortile frasi come "Merita di morire"». E poi: «Anche se ha il Covid vado dentro casa e la riempio di botte». Sono stata additata come chi ha portato il virus nel palazzo. Non me lo hanno perdonato». Positiva al Covid, come il marito e la figlia, la prima ad esser stata contagiata, fa anche la badante a un'anziana del condominio che ha fatto il tampone ed è risultato negativo. 

La segnalazione

Il sindaco, 42enne avvocato penalista, al suo secondo mandato alla guida del Comune di Cesa con poco più di 9 mila abitanti, ha ricevuto e accolto la segnalazione del disagio vissuto dalla famiglia. Famiglia che ha pensato di rivolgersi a lui prima ancora che alle forze dell'Ordine per cercare di trovare una soluzione più morbida ed empatica. Anche se l'altra figlia di Rosalba, che fa sapere di essere molto arrabbiata per l'accaduto. E che vorrebbe provvedimenti più severi: «Purtroppo o per fortuna non vivo più a Cesa, soprattutto per fortuna perché penso sarei andata avanti legalmente -scrive -. L'invasione che è stata fatta alla mia famiglia è fuori dal normale. È stata aggredita verbalmente, lascio immaginare con la fantasia tutte le frasi poetiche piene di odio. Questa è una cosa che andrebbe denunciata. Vedere soffrire così la mia famiglia a km di distanza mi fa sentire impotente».

Sindaci in prima linea

«Non è la prima volta che, in questo momento, a noi sindaci in particolare dei piccoli centri capita di sostituirci ad altre figure in questo momento - sottolinea Guida che con il suo messaggio è intervenuto per cercar di ristabilire la pace e il rispetto fra condomini -. Essere primi cittadini adesso significa essere pronti a fare tutto. A me è capitato in un anno e più di pandemia di dover portare le bombole di ossigeno a casa dei positivi, dover gestire i lutti per Covid, dover esprimere sostegno anche psicologico, portare la spesa a domicilio, farsi carico dei problemi economici delle persone. Ma soprattutto provare a guidare la comunità chiedendo con forza da un lato il rispetto delle regole e dall’altro indicare una speranza».

(fonte: La Stampa)