Stalking, tre donne prese di mira in tre anni e nemmeno un giorno di carcere

Un operaio ha ricevuto due condanne e una denuncia negli ultimi tre anni. Ha forato gli pneumatici e persino tagliato la biancheria delle sue ex quando lo avevano lasciato

Due condanne e una denuncia per molestie in tre anni. Pneumatici forati, biancheria intima tagliata e annunci «hot» a nome delle fidanzate da poco diventate ex, persino il tentativo di allagare un alloggio lasciando i rubinetti aperti e gli asciugamani pressati nello scarico. Per due vicende, è già stato condannato. Ma lui continua, come se nulla fosse. E’ la storia di Giovanni, 35 anni, operaio, residente in una località turistica della Valle d’Aosta. Il suo nome e quello delle donne coinvolte sono di fantasia. Tutto il resto è negli atti giudiziari.

Le disavventure di Giovanni incominciano nel 2015, quando il tribunale di Cuneo lo condanna a pagare una multa di 500 euro per maltrattamento di animali. Tutt’altra materia, certo. Ma in qualche modo, c’entrano sempre i sentimenti. Un animale domestico va educato, ma anche accudito e rispettato. Ecco, forse è questa la parola, il concetto sconosciuto a Giovanni: rispetto. Un anno più tardi, è costretto a pagare un’altra multa di 200 euro per non aver onorato gli obblighi decisi dal giudice nella separazione dalla moglie. Da quel momento, Giovanni è in discesa libera. Continua a non pagare gli “alimenti” e nel settembre 2019 incassa una condanna a 16 mesi e mille e 200 euro di multa.

Finito il matrimonio, Giovanni cerca di rifarsi una vita. Ma nulla va come avrebbe voluto. La storia con Anna nella primavera del 2017 dura pochi mesi. Lui non accetta la fine della storia e si vendica: pubblica annunci su svariati siti d’incontri «a luci rosse» a nome di Anna, con tanto di numero cellulare. Le rovina l’esistenza e viene condannato dal tribunale di Aosta a sei mesi di carcere, convertiti in una multa da 13 mila e 500 euro. Per lui, è quasi un anno di stipendio. Qualcun altro avrebbe capito la lezione, ma Giovanni è duro di comprendonio. E così, la storia si ripete. Conosce Marina in una chat on line, i due si frequentano per tre mesi, per qualche settimana vicino anche insieme, poi lei decide di lasciarlo. Giovanni diventa una furia. Lui va a trovare Marina nel supermercato dove lavora: ha bisogno delle chiavi di casa per recuperare alcuni oggetti personali. Quando torna, ha un’aria «furbetta», lascia intendere di aver «fatto qualcosa in casa» e ringrazia Marina «per il pc». Al rientro dal lavoro, Marina capisce il significato di quelle affermazioni: Giovanni ha tagliato tutta la biancheria intima e ha cercato di allagare la casa, lasciando i rubinetti aperti e gli scarichi otturati dagli asciugamani.

In più, uscita dal supermercato aveva trovato tre pneumatici dell’auto forati. Nel parcheggio sono installate telecamere di sorveglianza e non è stato difficile vedere Giovanni che si acquattava vicino all’auto. Lui ha mai negato, anzi. Si è offerto di pagare 700 euro per risarcire il danno. Morale: altra condanna del tribunale di Aosta a 5 mila e 294 euro di multa.

L’ultima vicenda giudiziaria è ancora aperta. Ma questa volta, lo «stalking» attribuito a Giovanni rientra nella normativa «codice rosso» del luglio 2019. La competenza passa alla procura distrettuale di Torino. La denuncia di Amanda finisce sulla scrivania della pm Valentina Sellaroli. La giovane lavora come «receptionist» in un albergo. I due hanno una relazione dal febbraio al settembre 2020. Quando Amanda tronca il rapporto, Giovanni pianta un chiodo in uno pneumatico dell’auto della sua ex, quasi un «cliché» per lui. E poi, il tocco di perversione, almeno secondo la ricostruzione della procura: spedisce una mail (sotto falso nome) all’indirizzo di Amanda in albergo per ringraziarla del consiglio su un AirB&B dove soggiornare. Tutte menzogne, che Giovanni sperava potessero portare al licenziamento di Amanda. Una sorta di punizione per averlo lasciato. Non è accaduto, ma lei ha deciso di affidarsi all’avvocato Roberto De Sensi per denunciare la persecuzione subìta. Giovanni è difeso dall’avvocato Claudio Cenacchi, che lo ha sempre aiutato a limitare i danni. Ma questa volta, con il «codice rosso» potrebbe non essere impresa facile.

(fonte: La Stampa)