Dpcm, scuole in zona arancione: l'ipotesi di nuove restrizioni divide i ministri

È il tema più discusso nell'esecutivo-Draghi: nel mirino soprattutto quei comuni che raggiungono i 250 casi ogni 100mila abitanti. Sulle zone rosse si va verso la linea proposta dal Cts

Scuole chiuse nelle zone rosse e dove l'incidenza del contagio prevede 250 casi su 100mila abitanti. Ma è scontro sull'ipotesi di chiudere gli istituti anche nelle zone arancioni. L'allarme varianti e il progredire della curva epidemiologica spingono il governo a sorvegliare la scuola e a prendere provvedimenti: ma se la chiusura nelle zone rosse ha l'ok di tutti, l'idea di mettere tutti in dad nelle fasce arancioni, sempre più numerose in un Italia alle prese con le varianti e dove le attività commerciali restano comunque aperte, ha creato una spaccatura tra i ministri.

SCUOLE CHIUSE IN ZONA ROSSA

Proprio sulla scuola la cabina di regia, riunita già oggi a Palazzo Chigi, si riunirà nuovamente domani. Per ora solo una cosa è certa, con la risalita dei contagi e le varianti aggressive, il governo ha deciso che, come da indicazioni del Cts, chiuderà "tutti gli istituti nelle zone rosse", ha annunciato il capo del Comitato Agostino Miozzo.

LO SCONTRO

Ma il nodo che divide i ministri è quali misure disporre per le scuole in zona arancione. Nella riunione di oggi si sarebbero recepite le indicazione del Cts anche sul criterio di ulteriore chiusura, a livello locale, in caso di 250 casi ogni 100mila abitanti anche nelle regioni non rosse. I ministri sarebbero però divisi proprio tra i favorevoli alla chiusura solo delle scuole e chi, invece, vorrebbe chiudere anche negozi e centri commerciali nelle zone arancioni: i rigoristi obiettano che non ha senso allontanare il contagio dalle classi e permettere ai ragazzi magari di assembrarsi nelle vie dello shopping ma l'ala degli aperturisti batte sul tasto dell'economia.

I PRESIDI CHIEDONO PIU' VACCINI

Tuttavia per rendere la scuola un luogo sicuro bisogna incrementare le vaccinazioni dei docenti, oggi arrivate a quota 150mila. "Troppo poche, si va a rilento", accusa Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi: "150mila somministrazioni su 800mila docenti che, sommati agli Ata, arrivano a un milione, sono un pò pochine". E aggiunge: "Non penso che si debba necessariamente interrompere la didattica ma se ci sono le varianti e molte classi sono in quarantena, allora significa che teniamo aperte le scuole solo per una questione di facciata".

CONGEDI E SOSTEGNO ALLE FAMIGLIE

Infine c'è il capitolo congedi e sostegno alle famiglie. "Sono già a lavoro per poter ripristinare quegli strumenti necessari per sostenere le famiglie in qualsiasi caso le scuole vengano chiuse: congedi parentali straordinari retribuiti e il diritto allo smart working -garantisce la ministra alle Pari opportunità Elena Bonetti- Stiamo studiando anche una misura ad hoc per i lavoratori professionisti, per le partite Iva" altrimenti "si andrebbe a dare un carico eccessivo alle famiglie" in modo "da evitare, ciò che è già avvenuto", ovvero "un aggravio sul lavoro femminile"