Scuola, gli studenti alla Azzolina: “Meno parole, vogliamo i fatti”

La ministra dell'Istruzione Lucia Azzolina 

Dopo la lettera del ministro dell’Istruzione: «Sto lavorando per riaprire il prima possibile gli istituti che hanno avviato la didattica digitale, ma anche perché non ne chiudano altre, in queste settimane»

ROMA. Nel giorno in cui il Governo ha portato a casa l’accordo coi giganti della telefonia mobile (Tim, Vodafone, Wind) per escludere le piattaforme della didattica a distanza dal consumo di gigabyte previsto negli abbonamenti, un vero e proprio coro di commenti ha accolto la lettera che il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, ha indirizzato agli studenti italiani nella Giornata internazionale del diritto allo studio, ospitata ieri dal nostro giornale.

«Sto lavorando per riaprire il prima possibile le scuole che hanno avviato la didattica digitale, ma sto lavorando anche perché non ne chiudano altre, in queste settimane», ha scritto la Azzolina.

«Aspettiamo qualcosa di più delle parole. Attendiamo la legge di bilancio e vedremo realisticamente cosa hanno voluto dire», il commento disincantato di Federico Allegretti, Coordinatore Nazionale della Rete degli Studenti Medi, gli stessi che ieri hanno organizzato un flashmob davanti a Montecitorio con il comitato “Priorità alla scuola”. «Non abbiamo un incontro o un confronto con Azzolina praticamente dall'inizio dell'anno scolastico. Il Ministero tutto latita, c'è cortesia nei nostri confronti ma nessun incontro in programma», conclude, annunciando il prossimo invio di un messaggio al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.

Apprezzamento e sostegno alla Azzolina da Cristina Tagliabue, portavoce nazionale di Priorità alla Scuola, che giudica molto positivo il messaggio del ministro: «Come movimento che unisce studenti, professori e famiglie - aggiunge Tagliabue - stiamo valorizzando la dignità, l'orgoglio, la professionalità dei docenti perché il fatto che degli insegnanti si uniscano alla protesta degli studenti e facciano lezione fuori da scuola è un gesto importante perché significa riportare al centro dell'attenzione il diritto all'istruzione e che i docenti sono persone di riferimento per i loro allievi».

A gettare sul tavolo richieste concrete sono ovviamente i sindacati, sottolineando ancora una volta il ruolo della scuola come banco di prova per il Governo.  

«Se si riapre, bisogna cambiare da subito la relazione tra istituzioni scolastiche e trasporti, tra il personale e le Asl di riferimento,  tra decisioni sanitarie d'emergenza e le spinte regionalistiche politiche» ha commentato  Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola, ricordando «i  rinnovi contrattuali in attesa del riconoscimento tante volte promesso e da tutti enfatizzato». «Con i 400 milioni in finanziaria si recupera a mala pena l'elemento perequativo - ha concluso - Se è vero che la scuola vale e dev'essere l'altezza della sfida per uscire dalla crisi, è arrivato il momento di dimostrarlo».

«È il ministro che deve risolvere il problema – manda a dire invece  il  segretario generale Uil Scuola,  Pino Turi - lo faccia e troverà il consenso ed anche la massima collaborazione sindacale che sulla sicurezza e sulle scuole aperte per lezioni in presenza e in sicurezza, si è speso e continuerà a farlo». Con l’occasione Turi lancia al ministro «un suggerimento non richiesto»:  «Il sistema di reclutamento messo in piedi è fallito - dice - . Se non pensa immediatamente a come rimediare, anche il prossimo anno si rischia di tenere le scuole aperte, ma senza docenti e senza continuità didattica».

Coi piedi per terra e possibilista il commento del presidente dell'Associazione Nazionale Presidi, Antonello Giannelli: «Il fine della scuola è proprio quello di stare in presenza ma questo non significa che non si possa realizzare, mettere in pratica una Dad di qualità», ha commentato. «Le scuole in cui si rispettano le regole non sono dei focolai di infezione: il problema è l'esterno della scuola - ha poi puntualizzato -.  Genitori che si affollano all'ingresso e all'uscita, i trasporti, il non indossare la mascherina.  Il funzionamento della scuola in questo momento è legato ad un servizio sanitario territoriale efficiente: i tracciamenti non funzionano e per le risposte a segnalazioni e diagnosi spesso di devono aspettare anche oltre dieci giorni, e talvolta la risposta non arriva proprio».  E passata la pandemia? «Perché la scuola funzioni è necessario intervenire sull'organico: in molte scuole l'organico dei docenti non è ancora completato – ha concluso Giannelli -. La pandemia non ha fatto che aggravare i problemi già presenti».

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