Settembre, andiamo. È tempo di votare

Ci siamo, ancora una settimana di appelli in tv e di comparsate in rete e finalmente sapremo chi ha vinto e chi ha perso, e pure se la tornata elettorale 2020 segnerà il destino del Conte II. È vero, la memoria ci restituisce clamorose dimissioni dopo clamorose sconfitte - D'Alema nel 2000 e Veltroni nel 2009 dopo aver perso l'uno il Lazio, l'altro la Sardegna - ma stavolta tutti i big giallorossi si affannano a dire che, comunque vadano le cose, nulla cambierà.

Probabile, molte sono le varianti in gioco. La prima è la missione stessa dell'alleanza: se l'obiettivo che li ha messi insieme era più Europa e il dopo Mattarella, c'è da fare ancora un anno di strada insieme. La seconda si chiama referendum: la vittoria del sì - scontata, dicono i sondaggi - spingerà i 5S a chiedere di più per il Movimento; ma la conta dei no - in fortissima ripresa - peserà molto, perché più stretta si fa la forbice e meno pretese potrà avanzare il vincitore. La terza si chiama incertezza: molte sono le regioni in bilico.

Non solo: il voto avrà un risultato, come dire?, numerico: (tante a te, tante a me); uno di partito: lista che sale, lista che scende; e uno più generale, politico: visto che l'alleanza giallorossa non è riuscita a trovare uno straccio di accordo da nessuna parte, non può perdere. Lasciamo da parte la Valle d'Aosta, non così determinante. E diamo per scontati Veneto e Campania, l'uno regno indiscusso del leghista Zaia, l'altra del pd (anomalo) De Luca. Uno a uno. Teniamo fuori anche le Marche, dove non c'è stato verso di mettere insieme Pd e M5S, e dove potrebbe ripetersi il patatrac dell'anno scorso in Abruzzo e in Molise: la cosa è possibile, tanto che nessuno considera la sfida decisiva.

In altre parole, il campionato si deciderà a Genova, a Firenze e a Bari. In Liguria, Pd e 5S da soli hanno infine deciso di puntare insieme su Ferruccio Sansa, che tenterà l'impossibile: mandare a casa Giovanni Toti, reduce dal successo del Ponte Morandi. In Toscana, complice una campagna di Matteo Salvini senza mattane o provocazioni, la Lega sta risalendo posizioni, ma sarebbe clamoroso se riuscisse a battere Eugenio Giani. Che per ora si affida alla restante forza locale del Pd e soprattutto alla trovata del voto disgiunto per spingere molti a votare anche per una lista avversa, ma per lui presidente. Uno a uno?

Per il voto disgiunto prega anche Michele Emiliano che cerca un bis in Puglia: se i grillini metteranno la croce sulla lista a cinque stelle, ma poi sceglieranno lui come presidente, il gioco è fatto. Insomma, in Puglia si gioca una partita decisiva. Emiliano ha lavorato molto per costruire un'alleanza solida con i 5S (e allora Renzi che gli ha schierato contro un suo candidato), e per questo fine è stato aiutato pure da Conte. Invano. La speranza si chiama dunque "voto utile" che salverebbe Emiliano e rafforzerebbe il governo. Certo, resterebbe aperto il tema politico di un'alleanza che c'è e non c'è. Ma questa, come si dice, è tutta un'altra storia.

--© RIPRODUZIONE RISERVATA