I LAVORI GREEN

Il bello dei ''lavori verdi''? Sono inclusivi e hanno più futuro

Nel rapporto GreenItaly di Symbola e Unioncamere il ritratto di un Paese che innova e scommette su nuove forme di guadagno
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Resilienza. Ma anche sostenibilità ambientale, economia circolare. Il mondo di Greta Thunberg non è più solo un'utopia ma inizia a diventare anche un progetto, ovviamente sostenibile, di impresa. Complici forse la pandemia e l'aggravamento della crisi, le aziende capiscono e applicano sempre meglio alla produzione la legge di conservazione della massa. Ovvero, citando Lavoisier: "Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma". Tanto da creare nuove figure professionali "green" richiestissime e da rappresentare quindi, in tempi magri, una bella occasione di lavoro.

Questo e altro racconta il corposo rapporto GreenItaly di Symbola e Unioncamere secondo cui tra il 2020  e il 2024 il 38% del fabbisogno delle professioni, richiederà proprio competenze legate al settore "verde". Un campo che comprende un ventaglio ampio e variegato di prodotti e tecnologie e coinvolge ben 432 mila imprese. Tante sono quelle che negli ultimi cinque anni (2015-2019) hanno investito in settori come l'efficienza energetica, le fonti rinnovabili, il taglio dei consumi di acqua e rifiuti, la riduzione di sostanze inquinanti, il riciclo. Si tratta di quasi un terzo, il 31,2%, del totale dell'imprendtoria extra-agricola e di un numero di imprese in netto aumento rispetto alle 345 mila del quinquennio precedente. La tendenza è particolarmente spiccata tra quelle guidate da under 35, dove il 47% ha fatto eco-investimenti, contro il 23% delle restanti.

L'ulteriore buona notizia è che queste aziende sono meglio equipaggiate per superare la pessima contingenza economica, tanto da far sperare che possano avere un ruolo trainante nella futura ripresa: esportano di più (il 16% contro il 12%), innovano di più (il 73% contro il 46%), rendono di più (il 16% è riuscito ad aumentare il proprio fatturato, contro il 9% delle imprese non green). E anche in tempi di pandemia reggono meglio l'impatto: la quota di imprese manifatturiere, il cui fatturato è sceso nel 2020 di oltre il 15%, è l’8,2%, mentre è stata quasi il doppio, il 14,5 %, tra le imprese non eco-investitrici.

Ma soprattutto l'attenzione all'ambiente vince in termini occupazionali perché investimenti così mirati richiedono anche la ricerca e la valorizzazione di competenze molto specifiche. Secondo il rapporto nel 2018 il numero dei green jobs in Italia ha superato la soglia dei 3 milioni, il 113,4% del totale dell’occupazione complessiva con una crescita di oltre 100 mila unità rispetto all'anno precedente e un incremento del 3,4% rispetto al +0,5% delle altre figure professionali. Green economy significa anche cura sociale: il 56% delle imprese votate all'attenzione all'ambiente sono coesive, investono cioè nel benessere economico e sociale dei propri lavoratori e della comunità di appartenenza in relazione con il territorio contro il 48% delle altre.

Dall'economia circolare, in cui l'Italia primeggia con la più alta percentuale di riciclo sulla totalità dei rifiuti, il 79%, il doppio rispetto alla media europea, un risparmio potenziale pari a 23 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio e a 63 milioni di tonnellate di CO2 e una ricaduta in tutti i settori anche nelle produzioni di fascia alta come l'arredamento e il design all'’agricoltura, con il più alto numero in Europa di aziende agricole impegnate nel biologico, fino alla chimica verde e alle bioplastiche, le occasioni per un lavoratore qualificato sono tante. I dieci più richiesti in Italia, secondo una recente ricerca, sono: progettista e installatore di impianti fotovoltaici, energy manager, valutatore di impatto ambientale, esperto in bioarchitettura e bioedilizia, certificatore energetico, avvocato specializzato in tematiche ambientali, chimico ambientale, green designer, progettista e installatore di impianti eolici, chef specializzato in cucina biologica, vegetariana e vegana.

Ma molti altri ce ne sono e c'è chi ha pensato già a codificarli. A inizio anno, ad esempio, è uscito per Edizioni Ambiente  "100 Green Jobs per trovare lavoro" di Tessa Gelisio e Marco Gisotti, un manuale per aiutare i giovani e le famiglie a scegliere una serie di percorsi di formazione, che rielabora, in chiave di dialogo tra richiesta e offerta, la tradizionale guida alla scelta della facoltà universitaria. Il problema, infatti, non è fare l'architetto o l'avvocato o il geometra, ma capire come specializzarsi per farne un lavoro green e quindi di successo. Ecco quindi l’elenco delle 100 professioni verdi più richieste, con la specifica delle attitudini richieste, della formazione necessaria e delle possibilità occupazionali. Un percorso complesso ma istruttivo tra  fabbisogni Inapp, Skills for Jobs dell’Ocse, Sistema informativo Excelsior, tirocini, Garanzia giovani,offerta formativa regionale e ammortizzatori sociali  che danno supporto a chi cerca lavoro, ma anche a chi vuole cambiarlo o lo ha perso e vuole reinventarsi nel green.