La cosmesi punta sull'ambiente. Packaging riciclabile, che bellezza

L’industria della cosmesi negli ultimi anni ha deciso di correre in aiuto all’ambiente e ridurre il più possibile l’impatto delle confezioni inquinanti. Un effetto a catena che ha contagiato anche i colossi
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Shampoo, balsamo, crema, olio, prodotti per lo scrub, trucchi vari. Basta guardare lo scaffale del bagno della casa di ognuno di noi per capire che l’industria della bellezza produce ogni anno miliardi di unità di imballaggio non riciclabili. Ogni anno nel mondo si producono 350 milioni di tonnellate di plastica vergine, di cui oltre il 75% trasformato in rifiuti inquinanti (fonte, 2019 Plastic Report del Wwf).

Il packaging sotto accusa. Secondo l’ultimo rapporto di Zero Waste Europe, nel 2017 sono stati prodotti 173 kg di rifiuti da imballaggi per ogni abitante dell'Unione europea e il packaging è uno dei responsabili principali dell'inquinamento ambientale da plastica, con una produzione solo nel 2008, e soltanto in Europa, di 17,8 milioni di tonnellate di rifiuti, il 60% dei quali in plastica. L’industria della bellezza produce ogni anno ben 151 miliardi di confezioni incriminate e, secondo i dati di Unilever, circa il 70% dei rifiuti legati alla cosmetica proviene dal packaging.
 
Il refill anti inquinamento. La situazione è grave e l’industria della bellezza lo sa, ma la buona notizia è che negli ultimi anni le iniziative per correre ai ripari si stanno moltiplicando. P&G Beauty in Europa ha ad esempio appena lanciato la prima bottiglia di shampoo in alluminio riutilizzabile al 100%, con ricarica riciclabile e realizzata utilizzando il 60% in meno di plastica: annunciato in occasione del Reuters Responsible Business Summit, il nuovo contenitore – che si stima andrà a impattare sulle abitudini di circa 200 milioni di famiglie - arriverà sul mercato europeo a partire dal 2021 con i marchi Pantene, Head & Shoulders, Herbal Essences e Aussie.

La conversione della CO2. Dalla collaborazione tra LanzaTech, Total e L’Oréal è invece nato il primo packaging sostenibile al mondo realizzato a grazie a emissioni di anidride carbonica catturata e riciclata; il processo di conversione avviene catturando la CO2 emessa dalle attività industriali e convertendola in etanolo, tramite un processo biologico unico (operazione cui provvede LanzaTech) che permette, attraverso la disidratazione, di convertire l’etanolo in etilene così da ottenere con la polimerizzazione un polietilene dalle stesse caratteristiche tecniche del suo corrispettivo fossile (Total). Le varie fasi portano alla produzione di un packaging con le stesse qualità e proprietà del polietilene tradizionale (L’Oréal). Il Gruppo L’Oréal si è impegnato anche a eliminare del tutto entro il 2030 gli imballaggi in plastica vergine e a ridurre del 20% la quantità di pack immessi sul mercato, per puntare a diminuire del 50% le emissioni di CO2 per prodotto.
 
Cosmesi, le politiche green dei brand. Le francesi Yves Rocher e Caudalie sono impegnate sul fronte dei prodotti non “inscatolati”, mentre la tedesca Lavera e l’inglese REN puntano all’obiettivo di marchio waste free grazie a confezioni riciclabili 100% e riutilizzabili. La profumatissima catena Lush propone ormai da anni i famosi vasetti neri in polipropilene, riciclabili, che una volta riportati in negozio vengono inviati al Green HUB in Croazia e successivamente alla Posplast Ltd, dove vengono trasformati in granuli di plastica e quindi in nuovi vasetti. Nuxe collabora con l’associazione ambientalista Oceanoplastic, sviluppando prodotti facilmente biodegradabili e con imballaggi ottimizzati in termini di peso. Maria Nila, la linea svedese per la cura e la protezione dei capelli, ha invece optato per confezioni pensate per poter essere riutilizzate dai consumatori come contenitori versatili.
 
In Italia, il Gruppo Davines, ormai dal 2007 centrato sul concetto di Bellezza Sostenibile, nel 2019 ha assunto la forma di Società Benefit, il cui scopo generale – si legge nello statuto - è quello di “operare in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, comunità, territori e ambiente”. In particolare, l’azienda ha creato “A Single Shampoo”, prodotto interamente sostenibile dal punto di vista degli ingredienti, del packaging e del trasporto, che quindi va a compensare il 100% di anidride carbonica emessa durante l’intero ciclo di vita del prodotto. Anche Kiko, con la gamma Green Me, ha iniziato a produrre trucchi e accessori a base di ingredienti derivati da materie prime naturali e con un packaging a basso impatto ambientale, in carta ecologica e plastiche riciclabili.
 
Bando alla plastica monouso. L'Italia da questo punto di vista è sempre stata all’avanguardia, tanto da aver decretato, dal primo gennaio di quest'anno, lo stop ai cotton fioc in plastica e non biodegradabili, che quindi non potranno più essere né prodotti né messi in commercio, sostituiti da bastoncini realizzati con materiale biodegradabile e compostabile. Un piccolo passo per lo scaffale del bagno, ma grande per l’umanità dato che, secondo il Wwf, ridurre il consumo di plastica monouso potrebbe far calare la domanda per questo materiale del 40% entro il 2030.