Il mistero delle orche che colpiscono le barche. "Forse un modo per rallentarle dopo aver subito un incidente"

Da luglio sino a ottobre almeno 22 casi di orche che tra Spagna e Portogallo hanno speronato lo scafo di alcune imbarcazioni. Ma dietro quelli che sembrano "attacchi" potrebbe esserci un'altra verità
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Se ti chiami "orca assassina", nel curioso processo del tribunale del mare allestito da noi umani, farai fatica a sfuggire a una condanna. Eppure, ci raccontano i biologi marini, per quanto sappiamo finora delle interazioni fra uomo e orche, questi splendidi animali dovremmo sempre guardarli con la presunzione di innocenza, anche se pensiamo che all'improvviso si siano messi ad "attaccare" delle barche. Una premessa, questa, necessaria per osservare e comprendere quanto accaduto durante l'estate 2020 e fino a poche settimane fa nell'oceano Atlantico, dalle coste spagnole a quelle portoghesi, e attraverso lo stretto di Gibilterra. Qui, da luglio a ottobre, sono giunte decine di segnalazioni - corredate anche da video - di orche che "attaccano" imbarcazioni. In totale, trentatrè casi di avvistamenti di "pod" (gruppi di orche), dove in 22 dei casi le orche sembrano aver deciso improvvisamente di scagliarsi contro barche a vela, yacht o grandi imbarcazioni superiori a quindici metri.


Testimonianze narrano di orche capaci di colpire col muso anche 15 volte lo scafo di una nave, tanto da mettere in seria difficoltà i navigatori, facendo perdere loro il controllo del mezzo, rompendo il timone oppure arrivando a costringere le autorità marittime ad emettere avvisi e divieti per la navigazione ai piccoli natanti in certe acque. 

Se li volessimo liquidare irresponsabilmente come semplici "attacchi", sarebbero episodi perfetti per scenari da film come lo Squalo o trame da fantascienza come quelle narrate dal best seller "Il quinto giorno" di Frank Schätzing, in cui gli animali sembravano rivoltarsi contro l'umanità, ma la scienza però sembra dirci altro, partendo dall'esame di quanto accaduto finora.

Il 29 luglio, a largo di Capo Trafalgar nel sud del Portogallo, Victoria Morris e altre persone a bordo di un quindici metri hanno improvvisamente visto diverse orche circondare la loro barca. I cetacei hanno iniziato a speronare lo scafo per oltre un'ora: la barca si è girata di 180 gradi, il timone è stato divelto, sono partite le chiamate d'emergenza. "E' stato pazzesco e pauroso, sembrava quasi orchestrato", dirà poi Morris.
 
Sempre in quella settimana, un'altra barca nella zona ha avuto un incontro ravvicinato con un pod, come si chiama una famiglia di orche, che ha colpito l'imbarcazione per circa 50 minuti. Da luglio ad ottobre, dalla Galizia al Portogallo, i casi si sono ripetuti: orche che sembravo apparentemente prendere di mira le barche, come per lo yacht Moody, che ha subito seri danni dopo l'impatto, oppure per l'Halcyon che, come racconta il proprietario Pete Green, è stato colpito decine di volte a largo di La Coruna.

Più o meno nello stesso periodo ci sono stati avvisi radio di avvistamenti di orche anche al largo di Vigo, una nave battente bandiera francese che ha contattato via radio la guardia costiera per dire che era "sotto attacco" di orche assassine e altre segnalazioni di scontri. Dopo qualche settimana di silenzio, eccole riapparire i primi di ottobre a una ventina di miglia da Porto: due orche si avvicinano all'imbarcazione di 13 metri Desert Rose e cominciano a colpire a ripetizione lo scafo.
 
Perché lo fanno? Stanno davvero "attaccando" le imbarcazioni? Si tratta di attacchi o iterazioni? A queste domande, ormai da mesi, stanno provando a rispondere i biologi marini nel tentativo di risolvere il mistero. Non è raro vedere le orche seguire o nuotare affianco alle barche, ma lo è assistere a un così ripetuto numero di scontri.

Ebbene, una possibile chiave di lettura ha provato a darla recentemente un gruppo di biologi spagnoli e portoghesi, tra cui Alfredo Lopez, coordinatore del CEMMA, istituto che studia in mammiferi marini in Galizia. Dalle testimonianze, dai video e dalle foto, gli esperti credono che nel 61% dei casi di incontri orca-barca avvenuti quest'estate ci sia di mezzo un pod di orche chiamato Gladis. La "banda" più vivace dei Gladis è composta da tre orche giovani, soprannominate Gladis bianca, grigia e nera. Di solito durante gli avvistamenti sono state osservate diverse orche,  da una a cinque, ma queste tre sarebbero quelle avvistate in più episodi, appunto nei due terzi dei casi. Dall'osservazione delle foto di due gioveni esemplari, Gladis nera e Gladis bianca, gli esperti hanno notato alcune lesioni causate probabilmente dall'impatto con le lenze dei pescherecci mentre tentavano di cacciare il tonno. Altre ferite, subite tra giugno e agosto, secondo gli esperti potevano però essere invece dovute al contatto con le barche.

Così, osservando le lesioni e ricordando che per natura le orche tendono ad essere curiose a causa del rumore e del movimento delle imbarcazioni, gli esperti hanno avanzato l'ipotesi che alcuni componenti del pod dei Gladis potessero aver avuto un incidente precedente con alcune barche che andavano a velocità elevata. Un incidente che potrebbe averle segnate e indotte ad agire, magari nel tentativo che non si ripetesse più. Questo potrebbe essere infatti un "fattore scatenante per lo strano comportamento degli animali" spiegano gli esperti.
 
Anche se bisognerà ancora studiare e analizzare a lungo quanto accaduto, i ricercatori sospettano dunque che dopo un possibile primo impatto che potrebbe averle spaventate e poste in condizioni di stress, le orche potrebbero essersi sentite in dovere di agire nei confronti delle grandi imbarcazioni, magari anche solo per rallentarle. 

Per ora si tratta di ipotesi, così come restano valide quella di una forma di gioco, di curiosità, oppure di un comportamento ripetuto dopo aver appreso una qualche capacità, come appunto quella di poter rallentare - colpendola - una imbarcazione di grandi dimensioni. E' ancora presto stabilire esattamente il perché di questi strani comportamenti, ma come ricordano i biologi che stanno studiando i fenomeni dell'estate 2020, le orche di sicuro non avevano alcuna intenzione di "attaccare" le persone a bordo: bensì quelle di interagire in qualche modo con le barche. Perché, rammentano gli esperti, nonostante l'appellativo di "assassine", per le orche nei confronti dell'uomo dovrebbe sempre prevalere almeno la "presunzione di innocenza".