Musica verde, le canzoni che non dimenticheremo mai

La storia dei brani a tema ambientalista è vecchia almeno quanto il rock. Una lista infinita alla quale dovremmo aggiungere canzoni che sebbene non affrontino in modo diretto il tema ecologico evocano un modo migliore e più rispettoso di stare al mondo. Come quando i Beatles cantavano Mother's nature son, ovvero i figli della natura che tutti dovremmo essere

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Quando Patti Smith si è presentata a Stoccolma alla cerimonia del Nobel in rappresentanza di Bob Dylan, ci ha ricordato che la storia delle canzoni a tema ambientalista è vecchia almeno quanto il rock.

Emozionata come una debuttante, incespicando con le parole, ha cantato A hard rain's a-gonna fall ovvero la canzone-Big bang, l'inizio di tutto, un pezzo che nel lontano 1963 Dylan aveva inserito in The Freewheelin Bob Dylan cambiando la storia della musica popolare. Certo Dylan più che all'effetto serra si riferiva verosimilmente alla paura della guerra, e la minacciosa pioggia era quella del fall-out atomico, ma quello di cui stava davvero parlando era la radicata tendenza dell'uomo a essere devastante, distruttivo, pericoloso per sé e per il pianeta. Lo faceva a nome di una generazione che prima ancora delle moderne tematiche ambientaliste iniziava a vedere il nostro mondo con altri occhi.

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Da noi a quei tempi c'era Francesco Guccini che scrisse qualcosa di molto simile con Noi non ci saremo, dove una catastrofica palla di fuoco avrebbe distrutto l'umanità. Ma c'era anche Adriano Celentano che si permise il lusso di presentare al festival di Sanremo del 1966 la prima vera e propria canzone italiana a carattere ambientalista che è Il ragazzo della via Gluck, gioiello di protesta anti-cementificazione in favore della protezione del verde.

A ben vedere nel mondo anglosassone non sono poi così tante le canzoni con sensibilità ecologica. Oppure diciamo che sono meno di quanto sarebbe giusto aspettarsi dalla musica che per decenni ha rappresentato le aspirazioni, i desideri, gli slanci ideali dei giovani. Ricordiamo una splendida Mercy merci mercy me, sottotitolo The ecology, di Marvin Gaye, la meravigliosa Big yellow taxi di Joni Mitchell, l'ispirato Michael Jackson di Earth song, c'è stata attenzione alle balene con la struggente Whale song dei Pearl jam o addirittura con Lou Reed in Last great american whale, c'è persino la feroce ironia dei Talking Heads che in Nothing but flowers immaginano un futuro post devastazione in cui un novello Adamo dice a una novella Eva: vedi, qui dove ora vedi tutto questo verde, un tempo c'era una fabbrica.

Si arriva anche alle vette sublimi del rock con Plastic fake trees dei Radiohead, ma rimane una playlist modesta rispetto all'immensità della produzione pop rock degli ultimi cinquant'anni. In Italia ci sono stati momenti alti, anche qui piuttosto rari, ma decisamente alti, a partire da Lucio Dalla che si è più volte esercitato sul tema nelle diverse fai della sua storia, prima con Paola Pallottino con la quale oltre a 4/3/43 scrisse Il bambino di fumo, poi con Roversi nel 1975 nel capolavoro Anidride solforosa e poi da solo in Com'è profondo il mare che all'interno dei suoi tanti strati parla anche di questo. Così come tra le righe parlava di ambiente anche La canzone del sole di Mogol-Battisti con quel mare nero che rimaneva risospeso e lasciava intravedere rivoli di sporcizia che inquinavano il mare.

Ma rimane indiscutibile che la più bella canzone ambientalista italiana l'abbia scritta Pierangelo Bertoli. La sua Eppure soffia andrebbe suonata sempre e dovunque come un inno da imparare a memoria. Ma alla fine perché la lista possa davvero essere maestosa dovremmo aggiungere canzoni che sebbene non affrontino in modo diretto il tema ecologico evocano un modo migliore e più rispettoso di stare al mondo.

Come quando i Beatles cantavano Mother's nature son, ovvero i figli della natura che tutti dovremmo essere. E se proprio insistiamo allora potremmo concludere che la più bella canzone ambientalista di tutti i tempi sia proprio quella che non dice nulla di così specifico ma rimane la più potente evocazione di un mondo più giusto e più pulito. E' Imagine di John Lennon. Immagina un mondo che abbia tutte le risposte alle domande che Bob Dylan cominciò a farsi nel 1963 e che ancora oggi sono in attesa di una soluzione.