Clima, il Parlamento europeo: riduzione di CO2 del 60% entro il 2030

Frans Timmermans, vice presidente european della Commissione europea per il Green Deal (afp)
A Bruxelles approvato l'emendamento alla legge per il clima con il nuovo target. "L'intesa tra 27 leader arrivi nell'anniversario dell'accordo di Parigi"
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Il 60% delle emissioni in meno entro il 2030. E' il nuovo obiettivo di riduzione al vaglio dell'Europarlamento che rilancia con nuove disposizioni di bilancio volte al contrasto del riscaldamento globale. Nell'esame degli emendamenti, l'Aula ha deciso di innalzare i target per il prossimo decennio rispetto alla scelta della Commissione di tenere l'asticella al 55%.

Un'occasione unica per  "avere una decisione finale sul target per il clima 2030 nel vertice di dicembre, un giorno prima del quinto anniversario dell'accordo di Parigi", spiega il presidente della commissione Ambiente dell'Eurocamera, Pascal Canfin (Francia, Renew Europe), che ha proposto l'emendamento alla legge per il clima approvato a Bruxelles.

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Nel vertice dei leader Ue del 15 e 16 ottobre, spiega Canfin, "Angela Merkel dovrebbe verificare l'esistenza di una maggioranza qualificata tra i paesi membri per un taglio delle emissioni di almeno il 55%". Poi, dovrebbe "dare mandato al Consiglio dei ministri dell'ambiente di negoziare con l'Europarlamento", e quindi proporre una decisione definitiva dei leader Ue a dicembre.

"Macron appoggerà questa soluzione", ha assicurato Canfin, che individua l'area di possibile compromesso tra Consiglio ed Europarlamento nel taglio delle emissioni del 55% lordo, cioè senza contare l'assorbimento di CO2 delle foreste. La Commissione europea ha proposto un taglio di emissioni di almeno il 55% netto, contando l'assorbimento. L'Europarlamento chiede il 60% lordo, vale a dire con il solo sforzo di riduzione.

La modifica al testo base è passata con soli 26 voti di scarto e con il sostegno dei Socialisti e Democratici, Verdi, Sinistra/Gue e gran parte dei parlamentari di Renew Europe. La maggioranza che sostiene la presidente della Commissione Ursula von der Leyen si è spaccata, con il Ppe che ha votato contro, inclusa Forza Italia ma anche Lega e Fratelli d'Italia. Favorevoli Pd e M5S, che hanno fatto fronte insieme a Renew Europe, Verdi e Gue. Il coordinatore del Ppe per l'ambiente Peter Liese, ha poi già dettato la linea dell'astensione sul pacchetto complessivo che prevede anche altri emendamenti pro-clima. Il 60% è "eccessivo", spiega Liese e "mette in pericolo posti di lavoro", ma il sostegno all'obiettivo di neutralità climatica al 2050 resta, perché avere una legge per il clima è troppo importante. Ci penserà il Consiglio, dice Liese, a rimettere a posto le cose "tornando alla proposta della Commissione europea".

"Il taglio delle emissioni al 60% è un obiettivo importantissimo, ambizioso e necessario - ha commentato il ministro dell'Ambiente Sergio Costa - e l'Italia sarà in prima fila per realizzarlo. Vediamo tutti i giorni davanti ai nostri occhi le conseguenze devastanti dei cambiamenti climatici. Raggiungere, come continente europeo, l'obiettivo della neutralità climatica è un traguardo fondamentale. Ora tocca all'Italia:  Per arrivare a questo obiettivo bisogna lavorare tanto, tantissimo e per prima cosa mettere a punto nuovamente il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima e aggiornarlo con questi nuovi obiettivi. È un lavoro importante e impegnativo e faremo in modo che nessuno resti indietro. Portiamo a casa questo risultato e ringrazio tutti i Parlamentari Europei che hanno lavorato per questo grande obiettivo".

Intanto il mondo ambientalista, che chiede di ridurre le emissioni del 65% in 10 anni, si mobilita in vista della prossima settimana. "La maggior parte dei governi nazionali e la Commissione giocano al ribasso - attacca in una nota Sebastian Mang di Greenpeace Europa - milioni di cittadini continueranno a sfidarli, chiedendo di fare ciò che la scienza richiede per proteggere il loro futuro". Centottanta organizzazioni aderenti al Climate Action Network hanno già scritto ai primi ministri dei Paesi contrari al 55% (Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Romania e Bulgaria) e nei prossimi giorni sarà il turno di enti locali e imprese.