Lasciare il diesel? Non è così semplice

Presto non si potrà più circolare nelle grandi città, però a guadagnare quote non sono i mezzi elettrici ma quelli a benzina Questione di costi e anche di offerte poco allettanti, sempre troppo alta la quota degli affezionati alla nafta



Diesel bandito dalle città, diesel “bestia nera” delle emissioni nocive dei trasporti, diesel principale ostacolo al rapido avvento della mobilità elettrica: è da almeno tre anni, da quando cioè è esploso il Dieselgate, che le auto a gasolio sono costantemente sotto attacco. Una demonizzazione che, secondo le previsioni di Alix Partners, porterà nel 2030 i diesel a scendere nell’Unione europea a una quota residuale di appena il 5%. E il trend è già iniziato. Secondo gli ultimi dati Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), nei primi nove mesi dell’anno in Ue c’è stato un taglio netto della domanda di diesel per 903.426 unità (-17%) e un calo della quota di auto a gasolio al 36%, rispetto al 44% di un anno fa.


A guadagnarci sono ovviamente le auto a benzina, cresciute del 16,2% nelle vendite e dal 50 al 56% di quota, mentre le alimentazioni alternative, tra cui l’elettrico, crescono ma stentano a decollare (nei primi nove mesi del 2018 la quota di mercato è salita dal 6 all’8%). E dalla crisi non si salva neanche la roccaforte italiana. Certo la quota del diesel nel nostro Paese rimane sempre alta (al 52,4% nei primi dieci mesi del 2018, rispetto al 56,7% di un anno fa) rispetto ad altri Paesi europei, ma fino a quando? L’attacco al diesel infatti è sempre più pressante, a Roma addirittura durante le domeniche ecologiche si bloccano i diesel Euro 6, più puliti della benzina, e si lasciano libere di circolare vecchie Euro 0 e Euro1 solo perché dotate di bomboloni a gas. Nessuno ricorda che i nuovi motori diesel di ultima generazione emettono il 18% in meno di anidride carbonica delle corrispettive auto a benzina.

Non a caso con la flessione della domanda di diesel, nel 2017 le emissioni medie di anidride carbonica in Europa sono cresciute per la prima volta in 10 anni di 0,3g/km. E poiché per raggiungere il target del 2021 di 95 gCO2/km, occorre che la media delle emissioni si riduca ancora di 23,5 g/km, senza il contributo delle auto nuove diesel o senza un aumento esponenziale di auto elettriche, impensabile con l’attuale rete infrastrutturale di ricarica e senza un sostegno economico alla domanda, questa rischia di essere un’impresa impossibile. Eppure, la domanda di diesel continua a scendere. Nei primi nove mesi dell’anno in Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio e Svezia la flessione del diesel rappresentava l’87% del calo complessivo del mercato. E a dare forfait, sembra, siano in gran parte i privati. Evidentemente, non tutti coloro che devono cambiare l’auto sono ancora convinti di sostituire il loro vecchio diesel con un motore a benzina o elettrificato.

Certamente la motivazione economica gioca un ruolo importante. Perché è vero che in media il prezzo delle auto diesel è superiore rispetto a quelle a benzina, ma chi percorre molti chilometri al momento non può che fare questa scelta. Per esempio, secondo un’analisi del direttore del Centro studi PromotorGianprimo Quagliano, considerando due modelli comparabili come la Volkswagen Golf 1.5 Tsi e la Golf 1.6 Tdi, per un privato che ha una percorrenza media di 20.000 km all’anno il passaggio dal diesel alla benzina comporta un maggior costo annuo di esercizio di 1405,54 euro. Mentre, per un agente di commercio che percorre 50.000 km all’anno passare dal diesel alla benzina comporta un maggior costo annuo di 3.954,95 euro.

Altro impatto negativo per le famiglie della fuga dal diesel sarà quello del minor valore residuo del proprio usato. Un’analisi del Centro Studi Fleet&Mobility ha ipotizzato una flessione tra il 30 e il 50%, tradotta in una perdita da 30 a 50 miliardi di euro, a cui andrà aggiunta la somma mancante per acquistare un’auto nuova.

Queste riflessioni obbligano a una corretta transizione verso la mobilità del futuro, evitando inutili destabilizzazioni per gli automobilisti, le imprese e l’indotto. Insomma, nell’arco di tempo che ci divide da una maggiore diffusione di vetture elettriche, che certamente sono l’elemento chiave per una mobilità pulita, il diesel non va demonizzato. —





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