Tutto è cominciato con il primo scandalo Il resto lo faranno i divieti di circolazione

Paolo Odinzov

Una data che ha segnato e segnerà per sempre la storia dell’auto. Il 18 settembre 2015 esplode lo scandalo Dieselgate. L’Epa, agenzia Usa per la protezione dell’ambientale, scopre il trucco (una centralina) usato da Gruppo Volkswagen per aggirare le normative ambientali sulle emissioni di ossido di azoto (NOx) dei diesel. Undici milioni di auto da richiamare e spese che tra multe e altro raggiungono i 20 miliardi di euro sono le conseguenze disastrose per il colosso di Wolfsburg. Ma con lo scandalo inizia anche la demonizzazione dei propulsori a gasolio.


A dispetto delle doti di pulizia, questi vengono indicati come la principale causa di tutte le discutibili “colpe” dell’inquinamento da auto. Limiti alla circolazione annunciati in diverse città europee, compresa Roma dove dal 2024 l’intenzione e addirittura quella di fermare tutte le auto diesel nel centro storico, e bandi assurdi, quasi terroristici, vengono pensati per mettere un freno al motore fino a ieri più performante ed efficiente. Motore un tempo fiore all’occhiello dell’industria automobilistica europea, soprattutto di quella tedesca, diventato di colpo un mostro da sbattere in prima pagina.

Molti costruttori hanno già rinunciato al diesel, ad esempio Toyota, Honda e Porsche, mentre altri tra cui il gruppo Fca sono in procinto di farlo. Nel vecchio continente le vendite di auto spinte dal carburante incriminato sono scese sotto il 40 per cento, pochi anni fa superavano il 50. In Italia le motorizzazioni diesel nel mese di settembre hanno perso il 38,3% dei volumi, calando di 10 punti per fermarsi al 47,9% del totale mercato.

Guardando nel dettaglio alle vendite nei primi otto mesi del 2018, nel nostro Paese la perdita nelle immatricolazioni tra i privati è stata del 15,8%. Ma c’è di più: un rapporto della Federazione europea per il trasporto e l’ambiente, organizzazione non governativa con sede a Bruxelles, ha stimato che 43 milioni di diesel inquinanti circolano adesso nell’Unione Europea dove, con 8.741.000 unità, quello francese è il parco con più veicoli incriminati davanti a Germania (8.208.000), Regno Unito (7.267.000) e Italia (5.255.000). Questo significa che i vari blocchi già preventivati per le auto a gasolio più vecchie lasceranno a piedi parecchie persone. —