Morti per amianto, Landini cita a giudizio lo Stato

Sull’azienda di Castelnovo Sotto pendono otto cause milionarie. Il legale rappresentante Mirco Landini chiede l'intervento dello Stato e spiega: «Abbiamo sempre rispettato le leggi»

CASTELNOVO SOTTO

La Landini Spa cita lo Stato. L’azienda che per decenni ha prodotto manufatti in cemento-amianto e che ora è alle prese con le cause milionarie intentate dai congiunti di ex dipendenti, vittime di malattie absesto-correlate, cita a giudizio la Repubblica Italiana, la presidenza del Consiglio dei ministri, i ministero della Salute, del Lavoro e delle Politiche Sociali. Perché è convinta che ci sia stata, da parte dello Stato, «inerzia e inadempienza».

«Lo Stato sapeva, ma nulla faceva per regolamentare estrazione, lavorazione, utilizzazione dell’amianto, mai colmando lo squarcio di una scopertura normativa che gravissimamente ha penalizzato – e penalizzerà non si sa per quanto tempo ancora – i cittadini e le imprese» sostengono gli avvocati. L’annuncio è arrivato durante una conferenza stampa nella sede degli Industriali ed è di quelli che faranno discutere. E che potrebbero creare un precedente. «Credo sia la prima cosa del genere nel Paese – evidenzia l’avvocato Giulio Terzi – può diventare un’iniziativa pilota». La notifica dell’atto di citazione nei confronti dello Stato è stata depositata al tribunale di Bologna a fine luglio. La prima udienza è fissata per il 9 febbraio prossimo.

Stefano Landi, presidente degli Industriali, dice: «Esprimo solidarietà nei confronti delle vittime incolpevoli, ma al tempo stesso sono obbligato a sottolineare che le aziende coinvolte hanno operato, prima che la legge del 1992 introducesse il divieto di utilizzo dell’amianto, in piena regolarità, nel rispetto della legge».

 «Abbiamo seguito Landini in diverse cause, studiato le norme, la casistica giudiziaria. Abbiamo constatato che manca sempre un soggetto: lo Stato – spiega il legale – Eppure, lo Stato non ha fatto quasi nulla. Il recepimento della direttiva comunitaria del 1983 è avvenuta otto anni dopo. Prima ci sono stati solo interventi sporadici».

Per questo, per gli avvocati della Landini lo Stato ha delle responsabilità. «C’è stato un vuoto normativo e violazioni dei doveri fondamentali dello Stato rispetto alla tutela della salute dei cittadini. Una responsabilità per violazione dei doveri costituzionali. Per questo proponiamo un’azione diretta contro lo Stato, per ottenere una dichiarazione di responsabilità e ristorni economici. Questo non vuol dire togliere qualcosa alle vittime, ma anzi aggiungere tutela. Se verrà riconosciuta la responsabilità dello Stato, si aprirà una strada aggiuntiva perché il risarcimento venga soddisfatto. Oggi invece non c’è congruità. Le imprese sono lasciate sole, non c’è nessun intervento per assicurare finanziamenti agevolati e il contingentamento di risorse. Le aziende che lavoravano amianto per la maggioranza hanno chiuso o sono fallite. Quelle rimaste, come la Landini, devono affrontare questi problemi e le conseguenze potrebbero essere catastrofiche».

 L’avvocato Terzi cita l'esperienza di altri Paesi. «In Francia, ad esempio, hanno istituito un fondo per le risorse e lo Stato si surroga per liquidazioni in tempi brevi, poi se la vede con gli imprenditori. E’ lo Stato che governa il credito. La nostra iniziativa va nella direzione di ricerca di una giustizia vasta».

«Fino agli anni Novanta – aggiunge l’avvocato Andrea Soncini – l’amianto non era considerato intrinsecamente pericoloso. Come mai allora la lampadina avrebbe dovuto accendersi solo in Landini e non si è accesa, invece, in ambito tecnico, scientifico, ministeriale? La logica ora è stata quella di arrivare a una giustizia sostanziale, che apra una doppia tutela per le vittime. Lo Stato ha violato l’obbligo costituzionale di garantire la salute dei cittadini e il loro diritto alla vita. Quando c’è un campanello di allarme rispetto alla vita, lo Stato non può lavarsene le mani». Ora spetterà ai giudici l’ultima parola.