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Il fotografo Giuseppe Ferrari: «Ecco il mio mondo a 360 gradi»

Reggio Emilia, Ferrari è collaboratore certificato di Google Street View: «La passione per la tecnologia mi ha spinto verso le fotografie sferiche» 

BIBBIANO. Si passa da piazza Prampolini alla sala del Tricolore, dalle vele di Calatrava alla navata centrale del Duomo. Tutte opere parte del patrimonio storico e architettonico più rappresentativo della nostra città. Tante volte ci siamo passati davanti, le abbiamo osservate, ma forse mai (o raramente) le abbiamo viste a 360 gradi. Con le moderne tecnologie è possibile e il fotografo Giuseppe Ferrari – nato a Reggio, cresciuto a Cavriago e residente a Barco di Bibbiano – ne ha realizzate a ...

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BIBBIANO. Si passa da piazza Prampolini alla sala del Tricolore, dalle vele di Calatrava alla navata centrale del Duomo. Tutte opere parte del patrimonio storico e architettonico più rappresentativo della nostra città. Tante volte ci siamo passati davanti, le abbiamo osservate, ma forse mai (o raramente) le abbiamo viste a 360 gradi. Con le moderne tecnologie è possibile e il fotografo Giuseppe Ferrari – nato a Reggio, cresciuto a Cavriago e residente a Barco di Bibbiano – ne ha realizzate a centinaia negli ultimi anni in giro per la nostra città, la provincia e per il Bel Paese. Molti di voi forse le hanno viste navigando su internet, magari cercando un luogo in cui andare. Sì perché Ferrari è collaboratore certificato di Google Street View.

In parole semplici che cosa significa?

«Google Street View – spiega Ferrari – è un’estensione di Google Maps con la quale è possibile percorrere le mappe con una visione in prima persona, come se ci trovassimo esattamente in quel luogo, riuscendo a spostarci in ogni direzione guardando ciò che ci circonda. Google ha realizzato questa mappatura con le sue Google Cars e la strumentazione di ripresa sul tetto dell’auto. In seguito ha chiesto la collaborazione degli utenti dando la possibilità di pubblicare foto sferiche a chiunque. La certificazione però è un’altra cosa: si ottiene pubblicando almeno 50 foto sferiche approvate da Google, in modo da acquisire esperienza e qualifica. Dopo la certificazione, si può estendere la mappatura alle attività commerciali con i cosiddetti “tour virtuali”, che permettono di vistare un negozio, un ristorante, un museo attraverso la visione delle foto a 360° collegate una all’altra».

E lei collabora con Google dal 2017.

«Pubblicare foto sferiche su Google significa, per me, mettere a disposizione della comunità del materiale per approfondire ricerche sui luoghi storici e di interesse culturale, architettonico e paesaggistico. La collaborazione è pertanto gratuita e reciproca. Nel caso invece di tour virtuali per attività commerciali, si paga il servizio fotografico realizzato dal professionista, ma la pubblicazione resta gratuita».

Quali posti ha mappato?

«Soprattutto nel Reggiano, che conosco bene. Ci sono però anche foto fatte in altri luoghi che ho visitato».

Quindi se cerchiamo dei posti su internet o se dobbiamo cercare un itinerario per raggiungere una meta in auto o a piedi, attraverso Google Street View, quante foto troviamo fatte da lei?

«Attualmente ho pubblicato su Street View 102 foto che hanno realizzato 2.500.000 visualizzazioni. Per vedere le mie foto bisogna aprire Google Maps, cliccando sull’omino giallo in fondo a destra, nella mappa, appariranno delle linee e dei pallini blu. I pallini corrispondono alle foto sferiche inserite da utenti. Allargando, ad esempio la mappa all’altezza del Duomo di Reggio ci sono 7 pallini blu in fila. Cliccando su uno di essi si apre una mia foto. Cliccando poi in alto a sinistra sul mio nome è possibile vedere tutte le altre 101».

Come mai ha scelto di specializzarsi nelle foto sferiche?

«Essendo appassionato oltre che di fotografia, di tecnologia, sono sempre pronto a sperimentare nuove soluzioni e possibilità e le foto sferiche sono figlie del digitale».

Come si realizzano questi scatti?

«Anche con un cellulare, ma i risultati sono scadenti. Io ho studiato e preso ispirazione da molti panoramisti di tutto il mondo. Il mio corredo è formato da una normale reflex, o una mirrorless, un obiettivo fisheye, un treppiede con una testa panoramica, un software per collegare tra loro gli scatti. Per finire un ritocco con un software di post produzione».

Quali luoghi rendono di più in versione “sferica”?

«Per cercare luoghi adatti ad uno scatto sferico, bisogna che ci siano punti d’interesse tutt’intorno e non solo davanti a noi. Per questo ritengo adatti i luoghi architettonici. O gli interni proprio perché colmi di punti di interesse. Mi piace molto fotografare poco dopo il tramonto, quando il cielo è ancora blu e cominciano ad accendersi le luci negli edifici».

Ha fatto anche mostre con questi scatti, dove potremo vederli prossimamente?

«Oltre a pubblicare le foto sferiche su Google Maps, sono attratto dalla versione piana che ho davanti quando le sto elaborando. I luoghi assumono fisionomie nuove, cambiano aspetto, sono deformati, ma solo sul piano orizzontale e questo li rende suggestivi. Per questo mi piace stamparle, perché in fondo la fotografia andrebbe alla fine stampata, toccata. Ho iniziato ad esporle nel 2017, nel circuito off di Fotografia Europea, poi hanno arredato le pareti del ristorante La Badessa di Casalgrande e del bar Farini di Reggio. Sabato 8 e domenica 9 settembre saranno esposte al circolo Arci La Manara di Bibbiano per la manifestazione Bibbiano Creativa. È possibile visionarle anche sul mio sito www.giuseppeferrari.eu —